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Antognoni: «Ho il rammarico di non aver giocato con Batistuta. Centenario? Difficilmente ci sarò»

Le dichiarazioni dell'ex capitano e dirigente viola tra presente, passato e futuro

L’ex capitano e dirigente della Fiorentina, Giancarlo Antognoni, ha parlato a Il Tirreno. Queste alcune delle sue parole: «Centenario? Difficilmente ci sarò, anche se ho ricevuto seppur per mail un invito».

RICORDI. «L'esordio non si dimentica mai. Era il 1972. Avevo 18 anni, ero appena arrivato a Firenze e partii titolare a Vero-na. Vincemmo 2-1. Ricevetti tanti complimenti». 

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EREDE. «Vede un suo erede italiano all'orizzonte? Al momento no. Lo dico a ragion veduta avendo operato per dodici anni nelle Nazionali giovanili: dal 2004 al 2016 e adesso con l'U21. Osservo tanti ragazzi, ma la figura del fantasista e numero 10 purtroppo è un po'sparita. È cambiato il gioco o i giocatori? Forse entrambi. Gli azzurrini hanno recentemente vinto due volte gli Europei con gli U17 e una gli U19. Ci sono buoni giocatori, ma non veri numeri 10. Che cosa può avere influito? Oggi i fantasisti sono giocatori in là con l'età come Messi e Cristiano Ronaldo che stanno facendo la differenza ai mondiali. Stiamo parlando di elementi di 38 e 41 anni. È chiaro che sono dei fenomeni, ma questo fa capire che la qualità tecnica nei più giovani sia diminuita».

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FIORENTINA. «La stagione appena conclusa? La scala delle responsabilità vede sempre questa frequenza: società, allenatore, giocatori. Non sono andati benissimo i tecnici e comunque in campo va la squadra. Fa riflettere che ciò sia accaduto dopo il settimo posto della stagione precedente. Nell'ultima annata nulla ha funzionato bene. In molti sono andati al di sotto delle aspettative». 

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PERMANENZA A FIRENZE. «Da giovane ci fu un momento in cui poteva succedermi di andare via, da adulto è stata una scelta ben precisa quella di restare. Qui sono stato accolto in modo magnifico. La gente e la città mi hanno eletto a beniamino». 

ROMA. «Spesso il contatto per una eventuale cessione è avvenuto tra società, solo una volta sono stato avvicinato direttamente. Dino Viola, presidente della Roma, mi voleva a tutti i costi in giallorosso. Andai perfino a casa sua nel 1980 essendo nell'incertezza per un cambio di proprietà. Decisi di restare a Firenze perché la ricca famiglia fiorentina dei Pontello subentrò alla proprietà Martellini-Ugolini. Una gestione familiare fu sostituta da quella di un mecenate, che costruì una grande squadra. Nell'81/82 abbiamo sfiorato lo scudetto, poi ci furono altre annate da primissimi posti. Nel 1982 in cinque viola vincemmo il Mondiale: gli altri erano Galli, Massaro, Vierchowod e Graziani. Fu il periodo per me calcisticamente migliore». 

DIRIGENTE. «Ha vinto più da dirigente o da giocatore nella Fiorentina? Paradossalmente da dirigente. Ho conquistato una Coppa Italia e una Supercoppa. Ho avuto Batistuta e Rui Costa come giocatori. Con Baggio ho giocato solo la partita Napoli - Fiorentina campionato 86-87 l'anno in cui il Napoli vince il tricolore»

BATISTUTA. «Lui tirava più forte di me, ma anch'io nel tiro non ero male. Ho il rammarico di non averci giocato insieme». 

MANCATO SALTO DI QUALITA'. Come mai la Fiorentina come squadra non ha mai compiuto il salto di qualità? Molti fattori hanno influito. In ogni caso a Firenze si può anche non vincere ed essere amati dai tifosi, che però pretendono il bel gioco. Ed io sono dello stesso parere, visto che giocando bene i risultati arrivano». 

FUTURO. «Vede la Fiorentina nel suo futuro? Dopo cinque anni non credo. Penso alla Nazionale in cui il ruolo di capo delegazione della U21 mi soddisfa davvero moltissimo!».

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