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Maccabi, un club dove ebrei e arabi giocano insieme. Occhio a Pierrot e David

Campione in carica di Israele, la guerra ha segnato la squadra con l'esclusione di uno dei giocatori più forti

Terza città per numero di abitanti, Haifa è quella che forse più incarna la complessa sfida della convivenza in Israele. Il Maccabi che giovedì sfiderà la Fiorentina in Conference League riflette lo spirito di questa realtà multiculturale.

Molti suoi giocatori sono infatti arabi e considerano normale difendere i colori della bandiera d’Israele nelle competizioni internazionali. Tra gli altri il 19enne Anan Khalaili, talento offensivo che lo scorso anno ha trascinato la compagine Under 20 fino a un clamoroso terzo posto al Mondiale di categoria.

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Arabo è anche il 25enne difensore Mahmoud Jaber, già convocato in Nazionale. Suo fratello Abdallah è stato il capitano di quella palestinese, almeno fin quando la federazione locale l’ha allontanato per aver firmato per un club israeliano.

I maggiori pericoli per la Fiorentina dovrebbero arrivare dal trequartista Lior Refaelov, 37 anni, in passato a Bruges e Anderlecht, e dai due prolifici attaccanti Frantzdy Pierrot (28) e Dean David (27). Haitiano il primo, israeliano il secondo, hanno contribuito alla vittoria dell’ultimo campionato.

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Il quindicesimo titolo nella storia della società, scrive il Corriere Fiorentino. DALLA SAGA DEI MACCABEI. Il Maccabi Haifa è nato nel 1913 quando su queste terre era ancora egemone l’Impero ottomano, presto dissoltosi e rimpiazzato dal Mandato britannico e infine dallo Stato d’Israele, che vide la luce nel maggio del 1948.

Nei mesi precedenti il porto di Haifa era stato l’approdo di centinaia di migliaia di ebrei d’Europa sfuggiti alla Shoah, in cerca di un nuovo inizio e di nuove prospettive di vita. Non pochi di quei viaggi erano stati intrapresi dall’Italia e in particolare La Spezia.

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Tornando al pallone, il nome Maccabi ricorda l’eroica saga dei Maccabei che 2200 anni fa lottarono contro il sovrano seleucide Antioco IV Epifane, riconquistando il Tempio di Gerusalemme profanato dalle sue truppe. GUERRA. Il 7 ottobre e la guerra in corso a Gaza hanno lasciato un segno anche negli ambienti del calcio.

Nell’occhio del ciclone è finito Dia Saba, uno dei giocatori più forti del Maccabi, con la tifoseria in rivolta per via di un post in cui la moglie contestava l’iniziativa militare nella Striscia. Saba, arabo-israeliano anch’egli, è stato ceduto in prestito a una squadra degli Emirati.

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