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Lo chiamavano integralista. In principio fu solo 4-3-3, ora Italiano sa sorprendere

Partì con il 4-3-3, poi la metamorfosi tattica: dal 3-4-1-2 contro il Bologna in Coppa al 4-1-4-1 contro la Lazio

«Integralista», «intransigente», finanche «estremista». Di appellativi, per la verità poco garbati, se ne sono sentiti tanti sul conto di Vincenzo Italiano eppure la narrativa delle sue due stagioni e mezzo a Firenze racconta tutt’altro a proposito del credo tattico del tecnico viola.

Ovvero che l’allenatore approdato in riva all’Arno col dogma del 4-3-3 ha saputo evolversi con maturità a seconda di avversari e, soprattutto, dei giocatori a disposizione, scrive La Nazione. ALTRO CHE INTEGRALISMO. Perché se è vero che nel primo anno viola (2021/22) era stato sempre il 4-3-3 lo schema di base che ha permesso alla Fiorentina di tornare in Europa dopo cinque anni, nel corso nella passata stagione l’allenatore ha virato con decisione sul 4-2-3-1 su cui – ancora oggi – Biraghi e soci sono più soliti ritrovarsi.

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L’apice dell’inventiva tattica di Italiano è stato raggiunto nel corso di questa stagione. Durante la quale, oltre a riproporre lo scheletro base più congeniale (con spunti di difesa a tre nei finali di gara), la Fiorentina ha saputo variare sperimentando altri due nuovi moduli: il 3-4-1-2 testato in coppa Italia con il Bologna e il 4-1-4-1 visto in corso d’opera della sfida di lunedì con la Lazio, iniziata con la classica - seppur insolita - mediana a due Arthur-Bonaventura ma finita con lo spostamento del brasiliano nel ruolo di vertice basso e l’avanzamento sulla trequarti di Jack e Beltran.

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Alla faccia dell’integralismo.

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