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L'ex Ilicic guida l'Atalanta a Firenze: in viola magie e attriti

Josip torna al Franchi, accoglienza tra indifferenza e qualche fischio. A Bergamo si sta confermando altalenante: grandi giocate e momenti di vuoto.

«In carriera avrei potuto fare di più». La sincerità non è scontata, ma per chi ha piedi da favola diventa impossibile nascondersi dietro a un dito: «Colpa mia». Così Ilicic dopo il 3-3 con la Roma (27 gennaio), un mancino speciale che, in copertina, ci è andato anche per qualche pausa difficile da capire (vedi il rosso di Empoli).

Sono gli alti e bassi dei geni, quelli che sanno di avere colpi unici:«Ma sono ancora giovane…», ha concluso quel giorno. Una sorta di avvertimento per chi ha affrontato e sfiderà l’Atalanta. A Torino si è vista la brutta versione di Josip, con la Fiorentina proverà a fare la differenza.

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Così scrive La Gazzetta dello Sport. RITORNO. Conosce il Franchi a memoria, pure lì ha mostrato il meglio di sé e un lato, come dire, particolare. Il top sono giocate e numeri: in Italia non è mai andato oltre i 13 gol in campionato, quelli segnati nel 2015-2016 con Sousa in panchina.

Dopo Palermo (107 presenze e 27 reti dal 2010 al 2013), 4 stagioni in viola. In totale, 37 centri in 138 match. Tanti di questi da applausi, mentre resta da dimenticare Fiorentina-Napoli del 2014 (con Montella): dito alla bocca per zittire i tifosi («Non posso accettare parole sulla mia famiglia», dirà) e fascia per lutto (in ricordo di Pirovano) gettata a terra.

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Fu il momento più basso dell’avventura in Toscana, ma ormai è il passato. Il pubblico lo accoglierà con rispetto, forse indifferenza. E se dovesse partire qualche fischio, sarebbe di «paura».

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