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L'era Paratici ha un inizio ufficiale, ma c'è da aspettare. A Bologna a caccia della vittoria

Il nuovo ds inizierà ufficialmente solo a febbraio, mentre i viola restano in piena zona retrocessione e chiamati a fare punti subito

Da ieri è ufficiale: Fabio Paratici è il nuovo direttore sportivo della Fiorentina. O meglio, lo sarà. Con una modalità inusuale, infatti, la società gigliata – in contemporanea con il Tottenham – ha annunciato che l’ex dirigente della Juventus si siederà sulle scrivanie del Viola Park solo a partire dal 4 febbraio, terminando quindi la sessione invernale di calciomercato con gli Spurs prima di passare alla Fiorentina. Questa, almeno, è la versione ufficiale.

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Ufficiosamente, ed è il classico segreto di Pulcinella, Paratici sta già lavorando per la sua futura squadra. Lo dimostra l'operazione Solomon, che arriva proprio dal Tottenham, e lo dimostra la vicinanza dei viola a Jack Harrison, anch'egli dal mercato inglese. Un dettaglio che difficilmente può essere casuale, considerando gli anni trascorsi a Londra dal dirigente piacentino.

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Detto ciò, va ribadito un altro aspetto, altrettanto evidente ma di segno opposto. In una situazione come questa, con la Fiorentina terzultima in classifica e dunque in piena zona retrocessione, sarebbe stato ideale poter contare su un direttore sportivo a pieno servizio. Invece i tifosi viola devono accontentarsi di un dirigente "a mezzo servizio", che ufficialmente lavora per un’altra società fino alla fine del mercato, mentre Roberto Goretti porta avanti le trattative prima di lasciare il ruolo di ds a Paratici e venire ricollocato in una posizione che, al momento, resta ancora indefinita. Anche questo, se vogliamo, riflette piuttosto fedelmente il momento storico che sta vivendo una società gloriosa come la Fiorentina.

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Se sul piano dirigenziale si spera di vedere in futuro progressi che oggi ancora non si intravedono, dal punto di vista del campo qualcosa di meglio si è già notato. La Fiorentina non ha svoltato, ma si è quantomeno accesa. Il cambio di sistema di gioco ha dato maggiori sicurezze ai giocatori, e il mercato si sta muovendo in direzione delle novità tattiche improntate da Vanoli. Nelle ultime uscite la Fiorentina ha dimostrato di essere una squadra, con un’organizzazione riconoscibile e una certa credibilità nelle idee del tecnico, scrollandosi di dosso almeno in parte quella paura che l’aveva asfissiata per mesi.

I risultati sono stati discretamente positivi, ma non abbastanza. È chiaro che, se paragonati ai 6 punti raccolti nelle prime 15 giornate, tutto ciò che è venuto dopo sembra oro colato. Ma proprio a causa di quel ruolino di marcia disastroso, la squadra di Vanoli ha oggi l’obbligo di sfruttare ogni occasione che le si presenti. Ecco perché uscire con due punti contro Lazio e Milan, paradossalmente, non deve indurre a fare salti di gioia.

Due punti importanti sulla carta, perché ottenuti contro avversarie più forti e con ben altra classifica, ma anche due vittorie sfumate nei minuti finali. In entrambe le gare, infatti, la Fiorentina era passata in vantaggio: meritatamente contro il Milan, meno contro la Lazio, ma in ogni caso almeno una delle due partite sarebbe stato opportuno portarla a casa. Lo ha chiarito senza giri di parole Robin Gosens, leader dello spogliatoio viola, dopo l’1-1 con i rossoneri: «Si può dire che è un gran punto contro una squadra forte. Però se guardi a quanti gol abbiamo preso negli ultimi secondi di una partita, siamo all’ennesimo gol subito al 90'. Questo alla fine pesa, è grave. Tre punti sono diversi da uno, per quello c'è rammarico».

Ora davanti alla Fiorentina si apre un’altra sfida, sulla carta molto complicata: quella contro il Bologna dell’ex Vincenzo Italiano. Terza squadra consecutiva affrontata da De Gea e compagni che lotta per posizioni di classifica molto diverse. Un piccolo vantaggio per i viola è rappresentato dal fatto che i rossoblù questa sera giocheranno a Verona il recupero della giornata rinviata per la Supercoppa e arriveranno quindi a domenica (ore 15) con fatiche supplementari nelle gambe rispetto alla squadra di Vanoli.

Il Bologna resta però una squadra da non sottovalutare, nonostante stia vivendo un periodo complicato sul piano dei risultati. Al Dall’Ara, pur partendo sfavorita, la Fiorentina dovrà provare a portare a casa la vittoria. Perché la classifica resta drammatica, perché 14 punti in 20 giornate sono una miseria, perché dopo Bologna ci sarà lo scontro salvezza contro il Cagliari. E arrivarci con una vittoria in campionato significherebbe togliersi di dosso un bel carico di pressione.


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