L’elogio dell’imperfezione. La Fiorentina è in un’altra finale. Ora sotto col campionato
Con i suoi difetti e le sue imperfezioni la Fiorentina raggiunge un’altra finale europea, la seconda di fila
Con tutti i suoi difetti e le sue imperfezioni la Fiorentina raggiunge un’altra finale europea, la seconda di fila, come quasi mai nella storia le è successo (solo negli anni ‘60 dello scorso secolo). Legittimo pensare che, in fondo, la Fiorentina aveva il dovere di arrivare in finale anche quest’anno solo perché si chiama Fiorentina, per la storia che ha e/o perché rappresenta Firenze o perché il livello degli avversari che disputano questa coppa è sulla carta per quasi tutti inferiore.
Altrettanto legittimo sottolineare che, in fondo, la Conference non esisteva fino a qualche anno fa e che, se fosse esistita, probabilmente la Fiorentina avrebbe disputato molte più finali europee e che, magari, avrebbe qualche trofeo europeo in più in bacheca.
Legittimo, sì, ma anche anacronistico. Come il pensare che aver sfiorato una semifinale di Champions League con Prandelli o aver giocato una semifinale di Europa League con Montella abbia maggior peso di due finali di Conference, che vincere ad Anfield Road non sia come pareggiare allo scadere col Bruges.
Punti di vista. Fatto sta che in quelle fiorentine c’erano fior fior di giocatori e campioni, mentre in questa a stento si trovano calciatori che giocano nelle Nazionali d’elite (Nico, a tratti Bonaventura o Quarta, mentre gli altri giocano in Nazionali di rango inferiore).
I parametri sono diversi, così come i punti di partenza (sul fatto che l’ambizione della Fiorentina debba essere quella di crescere, semmai, si può essere tutti concordi). IMPERFETTA. Difetti ed imperfezioni, dicevamo. Col Bruges, come col Plzen, sono serviti una valanga di tiri in porta per avere la meglio dell’avversario a questa Fiorentina.
Nei 180’ con la squadra belga si sono visti tutti i difetti di questa squadra: tanta fatica nel segnare, anche per ‘colpa’ di pali e traverse, tanta facilitànel subire gol alla prima occasione concessa, al massimo alla seconda.
Col Bruges era accaduto esattamente ciò al Franchi e stava per accadere esattamente ciò anche mercoledì se Terracciano non avesse fatto il miracolo allo scadere. Difetti ed imperfezioni collettive, di una difesa che patisce maledettamente imbucate centrali e contropiedi, di un attacco che si mangia di tutto e di più, ma anche di singoli.
Da un Nico che si è mangiato l’impossibile sotto porta alle imperfezioni di Terracciano, dallo svarione di Ranieri all’andata a quella goffa caduta di Milenkovic a Bruges, passando per una serata terribile di Arthur. ELOGIO DELL’IMPERFEZIONE.
E allora, se tutti hanno mostrato limiti, difetti, imperfezioni e commesso errori, come si spiega il raggiungimento della finale di Conference League per la Fiorentina? Semplice: il calcio. Perché solo in questo sport capita che un giocatore che era fuori dai convocati da un mese come Nzola rientri per una semifinale europea, entri all’89’, prenda il palo e poi ribadisca in rete segnando allo scadere il gol vittoria, che nella sfida di ritorno entri a 15’ dalla fine e si prenda il rigore trasformato da uno dei peggiori in campo, com’era stato sino al gol dell’1-1 Beltran.
Solo nel calcio capita che a tempo scaduto, un altro tra i peggiori in campo come Terracciano, che aveva ‘regalato’ il vantaggio ai belgi, sbagliato rinvii in serie e che era stato messo in discussione per il gol di Thiago al Franchi, tiri fuori dal cilindro una parata miracolosa e decisiva.
Il tutto dopo aver preso palo, traversa e altro palo. Sì, evviva l’imperfezione! Quella stessa con cui la Fiorentina avrà il dovere di fare il massimo nelle ultime giornate di campionato per tornare in Europa e con con cui andrà ad Atene per sfidare l’Olympiakos, provando ad andare oltre a tutti i suoi limiti e difetti e a scrivere un epilogo differente rispetto a quello che, proprio a causa dei suoi limiti e difetti, l’anno scorso contraddistinse la serata di Praga (certo, ci fossero stati Mutu, Toni o Batistuta davanti, piuttosto che Nzola…se ci fosse stato Toldo in porta e Ujfalusi dietro…a proposito di anacronismi di cui sopra).
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