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Lacrime viola per l'ultimo abbraccio di Firenze a Joe Barone

Il lungo abbraccio di Firenze al direttore generale alla camera ardente allestita nella giornata di ieri all'interno del Viola Park

Ci sono sentimenti che vanno oltre la disperazione e che la rendono più sopportabile, quasi accettabile. E i sentimenti con cui Joe Barone accompagnava ogni sua azione per il bene della Fiorentina e per ripagare la fiducia di Rocco Commisso (cosa che per lui contava in assoluto più di ogni altra) hanno in qualche modo reso meno straziante, perfino dolce a tratti, l'aria che si respirava ieri al Viola Park dov’era stata allestita la camera ardente per l’ultimo saluto al dirigente italo-americano.

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Scrive il Corriere dello Sport-Stadio.

LACRIME E ABBRACCI

Perché ieri sarebbe stato anche il giorno del suo compleanno e magari Barone avrebbe ricevuto dalla squadra una maglia celebrativa con il numero 58 come gli anni che avrebbe compiuto e non una maglia con il numero 10 firmata da tutti i calciatori viola, che capitan Cristiano Biraghi con gli occhi pieni di lacrime e mano tremante ha appoggiato sulla bara lì esposta del suo amico Joe, mentre intorno la moglie di Barone, Camilla, e i figli Gabriella, Pietro, Giuseppe e Salvatore, e tutti gli altri famigliari arrivati dagli Stati Uniti non avevano più lacrime da piangere nella loro straordinaria compostezza.

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Quelle lacrime che hanno rigato irrefrenabili il volto di Daniele Galloppa, allenatore della Primavera viola che è una delle creature che Barone amava di più in assoluto, quelle lacrime che i presenti non hanno avuto giustamente alcun pudore di trattenere quando la signora Camilla ha preso in braccio il figlio di Mandragora che accompagnava il babbo e subito dopo anche Brando, nemmeno due mesi, figlio di Castrovilli.

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Il senso della vita oltre la morte.

JOE FIORENTINO

E il merito di tutto questo era del loro caro, carissimo, indimenticabile Joe, il cui sentimento (dell’amore e dell’appartenenza) profuso nei quasi cinque anni di Fiorentina gli veniva riconosciuto in un tributo spontaneo e genuino da non meno di diecimila tifosi viola, dalle 9 subito all’apertura della camera ardente e in flusso pressoché ininterrotto fino alla chiusura delle ore 21.

Bambini e anziani, uomini giovani e meno giovani, donne giovani e meno giovani donne, molti con la sciarpa viola al collo, tutti con lo sguardo triste ovviamente sì, ma non spento, lungo i viali dell’immenso Viola Park perfetto in tutto come piaceva a Joe Barone.

Piuttosto, in ognuno di loro lo stupore e l’incredulità di trovarsi sei anni dopo ad accompagnare ancora l’ultimo viaggio di uno di loro. Uno della loro Fiorentina. E poi Joe Barone sarebbe stato felice, anzi è, di vedere i tanti, tantissimi ragazzi della Curva Fiesole che si sono presentati al Viola Park con una corona di fiori e uno striscione («Da fiorentino te ne sei andato, questo popolo ti sarà sempre grato») per abbracciare un’ultima volta al posto suo Camilla e i figli, per dedicargli un coro davanti a Rocco Commisso stravolto dalla commozione, e al presidente chiedere di portare avanti e finire «il lavoro iniziato con Joe».

ANIMA VIOLA

Il popolo viola come lo chiamava. Barone sarebbe stato, anzi è, anche orgoglioso e avrebbe sorriso con la bocca e con gli occhi come era solito fare, a veder passare un pezzo bello grande di mondo del calcio che conta da De Laurentiis a Giuntoli, da De Rossi a Marotta, da Rocchi a Casini, dal ministro Abodi al sindaco Nardella, da Carnevali a Massaro.

In un elenco troppo lungo, tutti e nessuno escluso consapevoli di aver conosciuto un dirigente che aveva a cuore la Fiorentina, che si batteva per i principi in cui credeva e con cui non di rado scontrarsi. Ma era sempre tutta questione di sentimenti.

Stamani Joe Barone lascerà il Viola Park, non prima però di aver lasciato qui per sempre la sua anima.

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