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La protesta divide i tifosi, il silenzio della società. Adesso lo scontro è totale

Momento particolarmente delicato nel rapporto tra la proprietà della Fiorentina ed una parte di tifosi viola. Città divisa, ieri lo striscione sul Ponte alle Grazie.

«L’unica cosa che questo progetto deve ancora raccontare è che i Della Valle se ne devono andare». Il lungo striscione firmato Curva Fiesole ieri mattina sventolava da Ponte alle Grazie. Enorme. Chiaro. Come il messaggio della curva, scrive stamani La Repubblica.

Un messaggio che nei giorni scorsi era stato messo viola su bianco anche nel comunicato col quale il gruppo Unonoveduesei aveva dichiarato di fatto terminata la tregua tra una parte della tifoseria e la proprietà della Fiorentina.

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Tregua nata nei giorni della tragica scomparsa di Davide Astori. Ma la visita di Andrea Della Valle insieme a Cognigni nel ritiro di Moena ha scosso la Fiesole. «Questo progetto ha ancora tanto da raccontare, sia ai fiorentini che agli italiani», disse dalla val di Fassa il patron.

Ed è proprio in risposta a queste parole che gli ultras hanno replicato, oltre che col comunicato, anche con lo striscione apparso ieri su Ponte alle Grazie. In pieno centro, dunque.

Il messaggio è esattamente lo stesso che si trova nell’appello dei sostenitori del gruppo Unonoveduesei.
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La firma è quella della Curva Fiesole e nel giro di poche ore le foto della contestazione con Ponte Vecchio sullo sfondo hanno fatto il giro dei social. Tra condivisioni, anche da parte del gruppo Vieusseux, e scontri virtuali sui siti che hanno ripubblicato la notizia.

Perché il dibattito tiene banco da troppo tempo, ormai. Basti pensare che soltanto a fine gennaio, dopo la sconfitta per 4- 1 col Verona al Franchi, la Fiesole si svuotò e i tifosi si riversarono sotto la tribuna autorità per contestare proprietà e dirigenza.

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Erano mesi di grandi silenzi, seguiti da quel comunicato della Fiorentina che annunciava il passo indietro (dopo quello di Diego avvenuto in precedenza) anche di Adv. A Firenze si rincorrevano da tempo voci che parlavano di una Fiorentina in vendita.

E di un mandato affidato a una banca per la ricerca di acquirenti in Italia o all’estero. La società smentì categoricamente mentre Diego Della Valle, che tornava così a parlare della società viola, lanciava il suo appello per togliere gli "avvoltoi di torno".

Un clima pesante, con una tifoseria divisa che drammaticamente si è ritrovata unita in quel 4 marzo. Il seme dell’unità, dirà poi Stefano Pioli. Che ha sempre lavorato per smorzare i toni, per tramandare quel senso di compattezza fondamentale per raggiungere un obiettivo.

Non è un caso che il tecnico, dopo la sentenza del Tas, abbia parlato ai suoi ragazzi chiedendo di provare a raggiungere l’Europa sul campo e poi, rivolgendosi ai tifosi, abbia promesso rispetto e attaccamento per la maglia in ogni istante della stagione.

Le contestazioni però andranno avanti, mentre dalla società non filtra nessuna reazione ufficiale.

Se non la grande soddisfazione di aver chiuso la prima fase di vendita degli abbonamenti a quota 12 mila. In netto rialzo rispetto alla stagione precedente. Segno tangibile che comunque, al di là dello scontro verbale e della distanza di idee sulla proprietà, la fede per i colori viola rimane viva nel tempo.

Ma tra i tifosi regna soprattutto un senso di confusione. Con o contro i Della Valle? Avvoltoio o filo societario? Sembra non esserci una via di mezzo, tra chi contesta e chi invece risponde fischiando i contestatori. Tra chi vorrebbe un cambio di proprietà e chi invece risponde "allora comprala te".

Quel che forse manca è un dialogo, schietto e diretto, che possa quantomeno abbassare i toni dello scontro e innalzare l’identità e l’orgoglio di una piazza, quella di Firenze, che anche e soprattutto nei momenti più critici della sua storia ha sempre trovato la passione per rialzarsi e ripartire.

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