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Il Sognatore Viola - Lettera aperta dal Libano a Joseph Commisso

«Non si può fare calcio soltanto con i buoni sentimenti»: servono un dirigente forte, più ambizione e un Viola Park usato al massimo

Caro Giuseppe, 
Mi permetto di chiamarti per nome, in memoria di tuo padre, perché lui aveva chiesto ai tifosi di chiamarlo semplicemente Rocco. Dovrei darti del “lei”, tuttavia è una forma che non esiste in inglese, quindi tanto vale scriverti in un modo un po’ più informale, cercando di toccare il tuo cuore.

Mi chiamo Erik Vincenti Zakhia e sono il curatore della rubrica del Sognatore Viola su LaViola.it. Lo scopo dei miei scritti è dare fiducia, speranza e fede ai tifosi della Fiorentina, anche nei tempi più bui per la squadra del nostro cuore. I principi, i valori e l’etica sono molto importanti ai miei occhi, e credo che una delle frasi più importanti per noi tifosi viola sia: «Meglio secondi che ladri». Questo significa che, se non meritiamo di vincere una partita, accettiamo il verdetto del campo e non cercheremo mai di influenzare quel risultato usando modi sleali e antisportivi. Questo detto può applicarsi anche alla vita, e cerco di farlo mio nel quotidiano.

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Qualcosa ci accomuna: la tua famiglia, come la mia, ha lasciato l’Italia per cercare fortuna altrove. Tuo padre è andato negli Stati Uniti, mentre i miei sono venuti in Libano, quindi c’è un pezzo di cultura che solo noi, italiani cresciuti lontano dall’Italia ma anche dall’Europa, possiamo capire: la nostalgia dell’Italia, il desiderio di aprirsi a una cultura nuova ma, allo stesso tempo, di continuare a onorare le radici italiane, e la forza dei legami familiari. Tu e Catherine volete giustamente onorare la memoria di Rocco e continuare a far vivere i suoi sogni, facendo vincere alla Fiorentina un trofeo.

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Sei forse sorpreso dalla ferocia delle critiche dei tifosi della Fiorentina, perché, nonostante le radici italiane, vieni da una cultura diversa, dove c’è meno passione e rabbia quando si parla di calcio. Se metti un post per festeggiare il tuo compleanno su Instagram e hai centinaia di fiorentini che ti scrivono sotto «Vendi», devi sentirti un po’ scosso e poco amato, forse un po’ ingiustamente, perché hai dentro di te le migliori intenzioni al mondo, e tutta quella gente non sembra affatto capirti e dice di non avere fiducia in te.

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Però devo spiegarti una cosa, caro Giuseppe. Quando dici Fiorentina, non significa lottare con Bologna, Atalanta, e ancora meno con Parma e Udinese. La Fiorentina, storicamente, viene dopo l’Inter, la Juventus, il Milan e la Roma. Significa che, a ogni campionato, la Fiorentina dovrebbe arrivare quarta o quinta. I tifosi della Fiorentina rifiutano di festeggiare un sesto, settimo, ottavo o, peggio, quindicesimo posto. Se la Fiorentina arrivasse terza un anno, potrebbe arrivare sesta l’anno dopo, e i tifosi lo accetterebbero.

Ed è questa ambizione che è mancata in società in tutti questi anni. Con la stessa squadra puoi arrivare ottavo, sesto o quinto. I giocatori sono tutti seri e concentrati sulla stagione, o vanno a fare festa il venerdì? Scendono in campo con il fuoco dentro, volendo sempre vincere, o si accontentano di un pareggio? Prendi l’esempio di un ragazzo a scuola: se ottiene un B ai suoi esami e i suoi genitori si congratulano con lui, continuerà a prendere dei B, o anche dei B-. Invece, se i suoi genitori gli dicono: «Non è male, ma potresti e dovresti fare di più», allora forse il ragazzo avrà dei B+ o degli A- le volte successive. È tutta una questione di motivazione.

E c’è un problema. Sei distante perché abiti negli Stati Uniti e vieni raramente a Firenze, e prima con tuo padre c’era lo stesso problema. Voglio dirti una cosa un po’ brutta, ma vera: quando hai un’impresa - può essere una ditta o, nel nostro caso, una squadra di calcio - i tuoi dipendenti devono essere sorvegliati e incoraggiati quotidianamente da una persona che conosce le dinamiche del calcio. Ci deve essere qualcuno che consiglia, che osserva, che dà indicazioni, che sgrida e punisce quando è necessario. Non si può fare calcio soltanto con i buoni sentimenti, dicendo che i giocatori e l’allenatore sono professionisti. Non funziona così: ci sono procuratori dietro, interessi conflittuali, talvolta scarsa motivazione, e i calciatori sono molto giovani e non sempre molto lucidi nelle loro scelte fuori dal campo e nel loro modo di gestire la vita da atleti. Quando la Fiorentina compra un giocatore, non compra solo le sue prestazioni in campo. Un giocatore è un package, un insieme: bisogna lavorare sulla sua tecnica, sul suo inserimento in squadra, ma anche sulla sua testa. Se un giocatore è bravo altrove ma gioca malissimo con la Fiorentina, c’è un problema. Vuol dire che il team intorno a lui forse non sta facendo un buonissimo lavoro. E quando tu sei presidente e proprietario di questa squadra, è tuo compito e tuo dovere far funzionare tutto al meglio, dietro le quinte, al Viola Park. E, se le cose non hanno funzionato, ci vogliono riforme serie, ed è questo che i tifosi viola stanno chiedendo in questo momento: le riforme.

Perché, con meno soldi, l’Atalanta, il Bologna e la Lazio stanno facendo meglio della Fiorentina da un punto di vista sportivo? Perché una squadra come il Como ha avuto la forza mentale di continuare a spingere fino alla fine del campionato, qualificandosi in Champions League e lasciando a sorpresa fuori il Milan?

Non è solo una questione di parco giocatori. Ci vuole un dirigente energico, severo e che si intenda di calcio. Può essere Paratici. Può essere un ex giocatore della Fiorentina con valori forti e un forte senso di appartenenza a questi colori. E quel dirigente deve stare sempre dietro alla squadra e all’allenatore, ribadendo loro l’importanza di ogni singola gara nei giorni prima della partita. Perché la Fiorentina di Palladino è stata contestata nonostante il “record” di punti? Per la semplice ragione che in alcune partite, contro il Monza, il Venezia e il Verona ad esempio, la Fiorentina sembrava in gita turistica, e così ha perso punti preziosi. Se qualcuno di carismatico fosse stato dietro a Palladino e ai giocatori, sorvegliando ogni allenamento, assistendo a ogni riunione, non ci sarebbero state quelle prestazioni scialbe, e la Fiorentina sarebbe arrivata quarta, come il Como in questa stagione.

E come mai nessuno si è accorto che la Fiorentina di Pioli era così mal costruita a inizio stagione, e che la squadra non riusciva a seguire il suo allenatore? Di nuovo, perché non c’era un uomo di calcio dinamico e ambizioso dentro la società, con abbastanza esperienza per vedere i problemi prima che diventassero più gravi e seri, e con abbastanza peso per potersi esprimere liberamente.

Personalmente credo, caro Giuseppe, che tu abbia le migliori intenzioni e desideri sinceramente vedere la Fiorentina brillare, fare felici i tifosi e tuo padre da lassù. Però, è normale, non hai molta esperienza nella gestione di una squadra di calcio e dovrai imparare molto in fretta adesso. Il Viola Park è uno strumento di lavoro fantastico, un vero gioiello, tuttavia va usato, e per ora non lo è stato al suo vero potenziale. La Primavera di Galloppa ci sta rendendo molto orgogliosi, ma la prima squadra no. Sì, Vanoli ha fatto un’impresa, è stato molto bravo, è riuscito a raddrizzare una situazione disperata. Però Vanoli, o il prossimo allenatore, chiunque sarà, va aiutato per poter lavorare in un ambiente sano, dove tutti remino dalla stessa parte e dove ogni partita sia preparata al meglio, cioè per vincerla. Non a parole, ma nei fatti. Se non tiri in porta e fai il 40% di possesso palla, non puoi dire a fine partita che volevi vincere. Se tiri 30 volte, fai il 70% di possesso palla e non vinci, puoi a quel punto dire che gli episodi sono stati contrari. Il calcio è fatto di numeri, e non si può negare l’evidenza. Nonostante non contasse più nulla, la Fiorentina avrebbe dovuto vincere contro l’Atalanta, e non l’ha fatto. E non ha neanche cercato di farlo. Quindi c’è un problema da risolvere, nonostante la salvezza raggiunta.

Voglio dirti qualcosa, caro Giuseppe. Se ce la fai a far vincere alla Fiorentina un trofeo, se ce la fai a far tornare la Fiorentina in Champions League in modo stabile, allora il tuo nome sarà ricordato per sempre a Firenze. Il calcio, come i libri e il teatro, regala un pezzo d’immortalità. Però, se fai male, rischi di essere odiato, insultato e schernito. Tuttavia, non c’è nessuna ragione per fare male, se ti circondi delle persone giuste.

Personalmente sogno di vedere una Fiorentina con molti giocatori italiani e, soprattutto, molti giocatori del nostro vivaio. Se dobbiamo comprare giocatori scarsi, tanto vale puntare sui nostri. Però c’è attualmente un problema di mentalità nel calcio italiano: si pensa troppo alla tattica e non abbastanza a divertirsi in campo, giocando e attaccando. Il prossimo allenatore deve lavorare su questo, perché tutte le squadre vincenti a livello europeo giocano un calcio moderno e propositivo. Come abbiamo visto con Pioli, non è il nome che fa l’allenatore. Può darsi che un allenatore come Aquilani sia migliore di tutti gli allenatori italiani accostati alla Fiorentina, a parte Farioli. E, a proposito di giocatori del nostro vivaio, richiamate e puntate su Lorenzo Amatucci, che ha fatto un’esperienza molto positiva in Spagna, e chiedetegli di guidare gli allenamenti insieme all’allenatore, per cercare di trasmettere un po’ di questa mentalità spagnola alla squadra.

Concludo questa lunga lettera commentando la foto che ho usato per illustrarla: l’ho scattata questa domenica al porto di Amchit, in Libano, dove abito. Perché per noi, figli di emigrati italiani, il mare e le navi hanno un simbolo particolare. Ho conosciuto mille difficoltà in Libano, ho anche visto la morte da vicino il 4 agosto 2020 durante l’esplosione del porto di Beirut. Tuttavia non ho mai perso i miei valori: credo nella pace tra tutti i popoli, credo nel dialogo e credo anche che il calcio possa avere un ruolo nel costruire questa pace mondiale, perché offre un ponte tra i Paesi che rifiutano di parlarsi. Nelle ore più buie che la mia seconda nazione ha vissuto, la Fiorentina era sempre qui per darci qualcosa a cui aggrapparsi, da sognare, anche se purtroppo questa stagione è stata molto pesante.

Ti ringrazio di avermi letto. Un rispettoso saluto, 
Erik Vincenti Zakhia

Erik Vincenti Zakhia è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 35 anni, ed abita ad Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola)


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