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Il pagellone di fine stagione. Vanoli ok, merita un grazie. Paratici da rivedere

Fine stagione, tempo di voti e pagelle. Bravo Vanoli a rimettere a posto una situazione che pareva ormai disperata. Paratici, ora il vero esame

Fine stagione, tempo di voti e pagelle. Bravo Vanoli a rimettere a posto una situazione che pareva ormai disperata. Paratici, ora il vero esame, dopo aver dovuto agire tra mille difficoltà nella sessione invernale (dov’era ancora a Londra e con una Fiorentina ultima in classifica). Quest’estate ne dirà di più sul suo operato. Questo il pagellone di Laviola.it:

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VANOLI, VOTO 6.5 Ha fatto un grande lavoro nel portare in salvo una Fiorentina che pareva già morta e sepolta. Eccessivo parlare di miracolo, ma non vanno neanche troppo ridimensionati i meriti che Vanoli ha avuto nella risalita viola. Dalla mentalità che ha saputo dare ad un gruppo di calciatori che faceva fatica a calarsi nella parte di chi deve lottare per la salvezza, ai cocci che ha dovuto rimettere insieme in uno spogliatoio che, come fu evidente nel match col Sassuolo, non era affatto unito (come qualcuno voleva far credere). Senza dimenticare le carenze oggettive di una rosa che, al suo arrivo, non aveva esterni d’attacco per provare a cambiare modulo, la preparazione fisica che ha dovuto rifare e i tanti infortuni con cui ha dovuto fare i conti. Il tutto in un contesto ambientale complicato in cui c’è stato anche il lutto per la scomparsa di Commisso. Sì, ok, non avrà fatto vedere calcio champagne, tanto che si ricordano in positivo al massimo 4-5 partite della sua gestione (a Como, Bologna, in trasferta con la Juve, in casa col Milan e con l’Inter), ma non era quello ciò che doveva fare. Sì, ok, i tanti gol presi nei finali di gara e alcune scelte tattiche errate, così come molti cambi sono stati discutibili, ma non va dimenticato il materiale umano e tecnico con cui aveva a che fare. 

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PARATICI, VOTO 5,5 Ok, il primo mercato non si è rivelato granché da ricordare. Anzi. I 27 e più milioni spesi per i riscatti di Fabbian e Brescianini non sono un grande biglietto da visita, così come l’aver preso Rugani in quelle condizioni quando alla Fiorentina serviva un difensore pronto subito. Non ha lasciato chissà quale segno neanche l’innesto di Solomon e Harrison. Ma c’erano delle difficoltà oggettive che non vanno dimenticate nel giudizio sul suo primo mercato da dirigente della Fiorentina: su tutte il fatto che non fosse ancora un dirigente della Fiorentina, cioè che abbia lavorato a distanza essendo sotto contratto col Tottenham, così come non va dimenticato il contesto in cui si è dovuto muovere, cioè quello di una squadra che era tutt’altro che ‘attrattiva’ per eventuali acquisti, vista l’ultima posizione e le difficoltà che c’erano. Adesso verrà il vero esame per Paratici. Quest’estate ci saranno da fare mille cose, dalla scelta sull’allenatore alla gestione di tanti casi delicati. Oltre, ovviamente, al dover sbagliare il meno possibile per rifare una Fiorentina che risalga nelle gerarchie del calcio italiano.

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PIOLI, VOTO 3 Incredibile quanto accaduto. Un disastro totale, tecnico, tattico, atletico e gestionale. Inspiegabile. Non ha funzionato una singola cosa nel suo periodo alla guida della Fiorentina. Niente. Qualcuno si sarebbe aspettato che si facesse da parte, anziché aspettare l’esonero. Forse quello gli avrebbe potuto permettere di evitarsi un’aspra critica da un ambiente che lo ricordava diverso e se lo aspettava diverso.

PRADE’, VOTO 2 Potremmo stare ore a ricordare la serie di errori che sono stati commessi e che, quest’anno, hanno presentato il conto tutto assieme. Ma ci faremmo solamente del male. Meglio dimenticare e guardare oltre. La valanga di quattrini che la Fiorentina ha speso l’anno scorso, tra trasferimenti e maxi ingaggi, è stata solo l’ultima delle disgraziate scelte dell’ex ds. Non ha fatto tutto da solo, attenzione. Rocco Commisso, d’altronde, lo ha sempre confermato esprimendo soddisfazione per il suo lavoro e difendendone la posizione nel club. Assieme a Pradé molte decisioni le ha prese a suo tempo anche Joe Barone, così come Alessandro Ferrari. Nessuno è saltato quando Palladino ha fatto fare quella figura a Commisso, che 24 ore dopo averlo definito come un figlio si vide arrivare una lettera di dimissioni dal tecnico. Foto perfetta, questa, di quanto ci fosse da fare già allora un ripulisti generale. Purtroppo, sappiamo bene quello che è successo dopo. La speranza è che con Paratici si possa assistere ad un film tutto nuovo. 


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