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Il Milan ringrazia San Maignan: la parata dell'anno. Viola spuntata: centravanti cercasi

I rossoneri affondano sul lato debole dei viola, poi la Fiorentina aumenta i giri nella ripresa. Ma l'assedio non porta al meritato pareggio

Mike Maignan santo subito, scrive La Gazzetta dello Sport. Incommensurabile la parata di faccia del portiere francese a pochi secondi dalla fine su Mandragora, a salvare il Milan da un pareggio che avrebbe avuto una sua giustezza di fondo.

Il Milan ha battuto la Fiorentina e ha conservato il terzo posto in solitaria, a più due sul Napoli. I problemi di gioco e di atteggiamento restano tali, seppure con l’attenuante non generica delle assenze numerose e di qualità.

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È stato un Milan meritevole e discreto nel primo tempo, e troppo arrendevole e difensivista nella ripresa. VANTAGGIO. Una lunga fase di reciproco annullamento, per 20 minuti abbondanti Milan e Fiorentina si sono specchiate l’una nell’altra, con diffidenza reciproca.

Pioli ha rispolverato l’abito consueto del 4-2-3-1 con Musah trequartista maratoneta, nel senso che l’americano aveva la missione di sporcare il primo giro-palla viola. Si è così creata la situazione abbastanza surreale di un numero 10 di facciata che disturbava Martinez Quarta, difensore centrale della Fiorentina con compiti di costruzione.

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Sull’altro versante, situazione simile: Bonaventura intralciava i pensieri di Reijnders, regista basso. Con il passare dei minuti nella Fiorentina si apriva una crepa in basso a destra, una faglia già emersa a Firenze contro la Juve: Parisi è un mancino costretto dall’emergenza a reinventarsi terzino destro, ruolo in cui fatica a ritrovarsi nella fase difensiva.

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Sui suoi territori si sono via via incuneati Pulisic, Pobega e verso la fine Hernandez. Nel recupero il rigore del vantaggio. Su un contrasto perso da Duncan, palla a Jovic – fin lì ectoplasmatico – e superba imbeccata del serbo per l’inserimento di Hernandez in area, rincorso malamente da Parisi, sempre lui.

Atterramento, dischetto e trasformazione di Hernandez medesimo. Una rete molto annunciata, si era capito presto quale fosse il lato debole dei viola. CONTROMOSSE. All’intervallo Italiano ha azzeccato la sostituzione. Fuori lo spento Arthur e dentro Lopez.

Con il brillante francese a dettare tempi e modi, la Fiorentina ha alzato il baricentro – alla fine sarà in media di quasi 60 metri – e inchiodato il Milan nella propria metà campo. Subito un’occasione clamorosa: Gonzalez ha spedito Beltran in porta, ma l’argentino si è esibito in un controllo “saponoso” e Maignan è stato grande una prima volta in uscita bassa.

Da lì in poi un monologo viola, anche se la Fiorentina ha avuto la colpa di non capitalizzare tanto predominio territoriale. Anzi, ha rischiato il 2-0, sciupato con leggerezza da Jovic su splendido invito di Hernandez. Cercasi centravanti per Italiano, né Beltran né Nzola, subentrato all’argentino, sentono e vedono la rete.

Gonzalez si è confermato l’attaccante più ispirato e pericoloso, ma parliamo di una punta esterna. Pioli ha scelto la strategia della resistenza a oltranza, perché ha anteposto la ragion di Stato, il risultato, al gioco. Ma che ragionamenti faremmo ora se Maignan al 96’ non si fosse esibito nella parata dell’anno?

Corner di Biraghi da sinistra, spizzata di Gonzalez per Mandragora sul secondo palo a pochi centimetri dalla linea: Maignan ha fatto volume con il corpo, sembrava un ragno gigante, e ha respinto di faccia. Un concorso di bravura e di fortuna nella serata in cui il francese non aveva convinto in certe uscite alte e aveva regalato una palla gol ai viola con un passaggio sbagliato.


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