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Il diktat del Viola Park: compattezza totale fino all'ultima giornata e fiducia in Vanoli

Dopo il pari con il Parma, i viola vedono un segnale di ripresa: il club punta su Vanoli e chiede unità totale per inseguire la salvezza

Non è ancora un'inversione di tendenza, ma qualcosa si è spostato. Il pareggio strappato al Franchi contro il Parma ha tolto la Fiorentina dalla zona retrocessione per la prima volta nel corso di questa stagione tormentata, e al Viola Park si prova a costruire su questo appiglio - piccolo, ma reale - una narrativa diversa rispetto a quella che ha accompagnato i gigliati per quasi tutto il campionato.

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Ferrari e Paratici hanno parlato chiaro: da qui al 24 maggio, data dell'ultima giornata di Serie A, l'unica strada percorribile è quella della coesione totale. Dentro il club, fuori dal club. Non è un appello retorico: la dirigenza è convinta che in una lotta salvezza così serrata, il peso dell'ambiente - tifosi e stampa compresi - possa incidere concretamente sul rendimento della squadra. Il messaggio è semplice: un clima avvelenato non ha mai aiutato nessuno a salvarsi.

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Grande fiducia in Vanoli

Dentro al Viola Park, il giudizio su Paolo Vanoli è netto: è stato lui, secondo la dirigenza, a rimettere in piedi squadra e cammino dopo un avvio di stagione da incubo. A dicembre la retrocessione non era un'ipotesi remota, era una prospettiva concreta. Poi è arrivata la gestione del tecnico, e qualcosa ha cominciato a muoversi - lentamente, senza lampi, ma in modo percettibile. Vanoli non ha trasformato la squadra, ma le ha restituito una struttura e una direzione. Per questo motivo la fiducia nei suoi confronti, all'interno del club, è granitica. E la squadra, stando a quanto filtra, non si è mai dissociata dal suo allenatore.

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La gara contro il Parma racconta bene la fase attuale: la Fiorentina ha ottenuto un pareggio con una prova non esaltante e nessuno era soddisfatto del risultato. Ma la valutazione di chi ha osservato la partita dall'interno è che, con le energie e le risorse disponibili in quel momento, il massimo ottenibile era quello.

Niente miracoli, solo resistenza

La dirigenza viola non si aspetta trasformazioni repentine. È fisiologicamente impossibile, dopo ventotto giornate passate a galleggiare nella parte bassa della classifica, che un gruppo cambi registro in modo radicale. Le montagne russe, come vengono chiamate dentro il Viola Park, proseguiranno quasi certamente fino al traguardo. Le ragioni profonde di questa stagione difficile restano in parte irrisolte, persino agli occhi di chi lavora quotidianamente con la squadra. Quello che si può controllare, invece, è l'approccio: lavoro, umiltà, unità. Nessuna scorciatoia, nessun alibi. E, appunto, un contesto favorevole intorno al gruppo.

Cremonese e il nodo Kean

Già da questa settimana il calendario torna a parlare: giovedì sera al Franchi arriva il Rakow, prima di affrontare la Cremonese in campionato. Due appuntamenti ravvicinati, in cui il peso della rosa si farà sentire. Resta aperto il capitolo Moise Kean. L'attaccante ha provato con determinazione a forzare i tempi per essere disponibile già col Parma, ma i controlli effettuati domenica mattina hanno certificato che le condizioni non erano sufficienti. La sfida contro il Rakow arriverà comunque troppo presto, e conta troppo poco al momento: la sua assenza giovedì è data per scontata. Il problema è la variabilità che caratterizza il suo recupero: la risposta del fisico all'infortunio cambia di giorno in giorno, rendendo difficile qualsiasi previsione affidabile sul rientro contro la Cremonese. Possibile, ma tutt'altro che certo.

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