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Il blog di Ludwigzaller: Crusca

Questa settima Ludwigzaller ci parla dell'Accademia della Crusca, dall'evoluzione della lingua italiana a quella delle squadre di calcio

Ancor prima che Francesco Salviati, nel 1585, fondasse la Crusca, la linguistica a Firenze era incredibilmente sviluppata. Bisognava conoscere sempre meglio la lingua toscana, e cercare di salvaguardarla. Vincenzio Borghini era un monaco benedettino amico di Vasari e personaggio di spicco della corte medicea.

Borghini andava letteralmente pazzo per il Decamerone perché era convinto che nel Decamerone echeggiasse ancora la lingua che parlava il popolo fiorentino del Trecento. Quando la Chiesa decise di censurare il Decamerone, Borghini accettò l’incarico non perché credeva seriamente che l’opera di Boccaccio andasse censurata, ma sperando così di preservarla.

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Ai censori le scene di sesso non interessavano. Borghini fu incaricato di togliere di mezzo le parti in cui erano criticati cardinali, preti, monache, abati e abbadesse. Borghini non aveva dubbi: si doveva salvare la lingua “bella e buona”, “cernere la farina dalla crusca”.

Era una questione di sensibilità, eleganza e musicalità. A questo criterio si attennero tutti i grandi scrittori successivi, toscani e non, fino almeno a Leopardi e Manzoni. L’idea propagandata dall’Accademia della Crusca attuale rovescia questo punto di vista.

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Il presupposto è la democrazia di google. Con i motori di ricerca si verifica che una parola o un’espressione sia usata: a quel punto quella parola è promossa, diventa automaticamente corretta. Da un criterio qualitativo si è passati a uno meramente quantitativo.

Può non essere un male, se si pensa che la lingua cruscante del passato rischiava di essere ingessata e di non tener dietro alle trasformazioni. Oggi non verrebbe più in mente a uno scrittore lombardo di trasferirsi a Firenze per cambiare tutto il vocabolario di un suo romanzo come fece Manzoni.

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Quel che rischia tuttavia di andar perduto è l’insieme di elementi impalpabili che fa sì che una descrizione di Galileo della Luna ci sembra bellissima ed elegantissima, quasi l’equivalente di un’esplorazione lunare. È la stessa evoluzione che si manifesta negli sport, calcio compreso.

Fino a un certo momento si andava negli stadi per ammirare l’eleganza suprema dei gesti tecnici di tennisti come Pietrangeli e Laver, o di calciatori come Schiaffino e Rivera. Nella battaglia tra tecnica e fisicità, quest’ultima ha finito poi prevalere.

La nuova generazione di calciatori, cui appartengono anche i nostri Bernardeschi o Chiesa, ha qualità muscolari dirompenti, ma sul piano strettamente tecnico sembra inferiore alle precedenti. Ci sono insomma anche nel calcio giocatori che scrivono sul campo poesie leopardiane e altri che non vanno oltre quell’esci il cane di cui ha preso le difese la Crusca.

Alla fine però sono ancora i primi, quelli dai piedi buoni, a divertire, suscitare l’ammirazione degli spettatori e far vincere le partite. È bastato l’arrivo di un Muriel a Firenze per farci capire la differenza. Vale anche per gli allenatori, Sinisa e Gattuso escono il cane, Montella e Sarri sono l’eleganza.

Superfluo aggiungere a chi vada la mia preferenza. di Ludwigzaller

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