Il focus tattico di Foco - Il modulo filosofale
La partita col Verona si porta dietro un interrogativo: Italiano ha cambiato modulo?
La definizione di modulo, nel calcio di oggi, è un qualcosa di molto più complesso rispetto al passato. L’importanza di dominare lo spazio, i movimenti individuali e di reparto, la difesa preventiva, sono tutte varianti che sono andate ad incidere molto sulla rigidità delle posizioni dei calciatori che era fondamentale nel calcio passato prossimo.
Oggi i calciatori hanno funzioni più variegate rispetto a qualche anno fa: gli attaccanti, per esempio, hanno assunto anche un’importanza difensiva, così come i centrali difensivi sono entrati profondamente nella costruzione dell’azione.
Questo li porta ad abbandonare spesso quelle posizioni iniziali che un tempo ne caratterizzavano il ruolo. Il modulo, nel calcio odierno, ha assunto un ruolo sempre importante ma più funzionale ai principi di gioco.
La presenza di tre punte, per esempio, non ha sempre la stessa valenza tattica nelle squadre che optano per questa scelta.
La stessa cosa succede per il numero dei centrali difensivi che può essere sinonimo di volontà difensiva, ma anche, al contrario, una necessità per il controllo del possesso palla e il dominio degli spazi. La riconoscibilità del modulo diventa chiara nelle fasi statiche di gioco, ma muta coi movimenti dei calciatori e con le varie fasi.
Venendo alla Fiorentina vista contro il Verona, per me non è corretto affermare che c’è stato un cambio di modulo. Nelle fasi statiche era evidente che la base di partenza fosse il classico 4-3-3 così come era evidente che Sottil e Ikoné formassero stabilmente la linea con Kouame.
Italiano ha fatto delle modifiche, è certo, ma sono state modifiche incentrate sui movimenti. Quella più evidente ha investito la fase di non possesso e principalmente di aggressione. C’è stato un ripensamento di questo fondamentale che ha portato ad avere in pressione ruoli diversi rispetto al passato e un riposizionamento, dopo la riconquista, che ha visto occupare zone diverse ad alcuni interpreti.
Barak, in particolare, si è trovato spesso appena dietro la punta centrale, dando la sensazione di un 4-2-3-1. Ma era una disposizione legata a quel preciso momento dell’azione e a cui seguiva sempre un ritorno all’impostazione iniziale, una volta esaurita la fase di gioco.
La frequenza delle azioni d’attacco della Fiorentina ha fatto sì che Barak si sia visto spesso in quella zona, accentuando l’impressione di trovarsi di fronte ad un cambio di modulo. Ma la fase difensiva del 4-2-3-1 implica una trasformazione in 4-4-2 se non addirittura in 4-5-1, trasformazione che non c’è mai stata nelle fasi di non possesso della Fiorentina, contro il Verona.
Quindi Italiano non ha avuto nessuna intenzione di abbandonare il 4-3-3, come ho letto da qualche parte, ma ha agito andando a toccare qualcosa sui principi di gioco. Ha rinunciato in parte alla feroce voglia di controllo della palla per guadagnare spazio per le transizioni e ha scelto i singoli più che il reparto per andare a sostenere i suoi attaccanti, incaricando, appunto, Barak.
Rendendo il suo 4-3-3 più fluido e meno riconoscibile in questa partita. In tutto ciò, sicuramente, hanno influito le difficoltà di gioco precedenti e le caratteristiche dei suoi e degli avversari, in un ragionamento più complesso di un semplice cambio di modulo.
Ragionamento che cancella, credo, l’immagine frettolosa di allenatore integralista e rigido che era girata anche troppo nelle passate settimane. Il modulo, al giorno d’oggi, è solo uno strumento che gli allenatori usano per sviluppare la loro idea di gioco.
È su questa che, al limite, si può discutere con una minima dose di costruttività. Italiano ha un’idea di gioco ambiziosa perché porta la Fiorentina a cercare di vincere con chiunque. Un’intenzione che giustifica tutto il tempo e i piccoli cambiamenti necessari per portarla avanti.
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