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Fiorentina, falsa partenza: poi dominio e lezione di calcio al Brugge

Primi minuti in balia degli avversari, poi dal gol subito la squadra di Italiano si è scossa meritandosi la qualificazione alla finale

La Fiorentina vola in finale al termine di una partita dominata. Eppure qualche dubbio è venuto dopo i primi 20 minuti. Questione di testa. Sicuramente i viola s’aspettavano il Bruges più offensivo, c’era da recuperare un gol, e così sono arretrati pensando di ripartire in velocità. Il progetto è fallito: il Bruges ha dato tutto, pressando negli ultimi 30 metri senza concedere respiro.

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I viola hanno perso il filo del gioco lasciando Belotti solo in avanti. Pressione, corsa, palleggio, il tutto amplificato dal tifo all’inglese. Ma un solo tiro. Scrive La Gazzetta dello Sport. Peccato fosse quello giusto. Palla persa da Arthur, azione di De Cuyper e Thiago, e cross tagliatissimo dalla sinistra di Vanaken.

Sembrava che De Cuyper avesse colpito di testa in area, invece la palla è entrata direttamente dalla fascia. Brutta botta, ma qui è venuto fuori il carattere. La Fiorentina aveva bisogno dello schiaffone per reagire e imporre una manovra di due categorie superiori.

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Lezione di calcio

Da questo momento s’è vista soltanto la Fiorentina. Non c’era Bonaventura, neanche in panchina, e Arthur non è riuscito a sostituirlo perché su certi ritmi fatica da morire. Troppi palloni persi sulla trequarti, in compenso il brasiliano ha dato l’anima.

Quello che è mancato a Nico, un po’ indolente sulla fascia. Ma la manovra ha avuto altri protagonisti. Su tutti Kouame. La sua danza veloce a sinistra ha incantato: dribbling, corsa, profondità, incursioni. Uno spettacolo, il povero Sabbe è andato ai matti.

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Sull’altro versante il boss è stato Dodo che ha rievocato lo Shakhtar. Una combinazione di grande esperienza difensiva e tecnica d’attacco che ha atterrato il Bruges. Thiago non è sembrato il Maciste dell’andata anche perché Milenkovic, dopo il famoso quarto d’ora accademico, l’ha ingabbiato a tripla mandata.

La Fiorentina era padrona del match ma, a un certo punto, sono apparse le streghe.

Traverse e pali

Sembrava di rivedere Psg-Borussia con i quattro pali e traverse dei parigini. Senza il fascino della Champions, è successa la stessa cosa: una gran botta da fuori di Kouame (traversa e linea), la punizione di Biraghi sulla traversa, il colpo di testa di Kouame sul palo, senza dimenticare il contropiede sbagliato di Gonzalez solo davanti a Mignolet e il tiro di Beltran sulla respinta: era più facile far gol.

In tutta stagione la Fiorentina ha colpito una trentina di legni, sono cifre da vudù. Però nessuno ha fatto scene e perso tempo. Tutti di nuovo compatti, palla bassa, trame studiate. Nzola e Duncan hanno dato freschezza e potenza, Beltran è salito in cattedra.

Al Bruges sono stati concessi appena tre tiri, tutti di Vanaken: il gol, una palla in cielo e, per l’inevitabile colpo di scena finale di questo romanzo, il tiro angolato su cui Terracciano è volato salvando l’1-1.

Beltran in finale

Vanaken e soprattutto Ordoñez, spesso miracoloso nella sua area, hanno impedito il peggio. Ma i loro colleghi non erano all’altezza, in particolare l’altro centrale Mechele che ha pensato bene di colpire goffamente in faccia Nzola in tuffo.

Rigore. Conciliabolo Nico-Beltran, con addosso la scure dei cinque rigori su sei sbagliati nel 2024. La palla pesava «tanti chili», come ha ricordato Italiano, ma è parsa leggerissima quando l’argentino l’ha infilata in rete cancellando i supplementari.

E ora Olympiacos o Aston Villa, saranno loro a doversi preoccupare.

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