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Fiorentina, com'è amara Bergamo! Il cuore non basta, in finale ci va l'Atalanta

I viola soffrono l’Atalanta ma restano in partita. Poi la beffa finale: niente finale con la Juventus

Non è bastato il cuore, scrive il Corriere Fiorentino. Stavolta, il sogno, è stato spezzato a meno di un passo dalla fine. In finale ci va l’Atalanta, al termine di un doppio confronto che nonostante l’inferiorità numerica per tutto il secondo tempo la Fiorentina aveva quasi portato ai supplementari. Una sconfitta pesante, più per il morale che per la dimensione.

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Eppure, pensando alla Conference e alla rincorsa in campionato, i viola dovranno trovare ancora una volta la forza per ripartire. Il tema era capire come avrebbero reagito Biraghi e compagni davanti al prevedibile approccio a cento all’ora dei nerazzurri.

Avrebbero rinunciato a palleggio e dominio per aspettare o avrebbero risposto con le armi di sempre e, quindi, con aggressione alta e il tentativo di prendere in mano possesso e controllo della gara? La risposta, almeno dal punto di vista delle intenzioni, si è avuta subito.

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Fin dai primi minuti infatti la Fiorentina ha alzato la linea del pressing, piantando le tende nella metà campo dell’Atalanta. Nessuna gestione, per intendersi, ma giocare come se l’1-0 dell’andata non fosse esistito. Era questa l’idea.

Non a caso nel giro di cinque minuti i viola avevano già bussato alla porta di Carnesecchi. Una con Nico e una con Belotti. Ma il calcio, si sa, è fatto tanto di logica ma tantissimo di episodi. E così è bastato un rimpallo per mandare in porta Koopmeiners e per riportare tutto in equilibrio.

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E per fortuna che subito dopo il Var ha annullato a Scamacca il 2-0 perché sarebbe stato qualcosa di molto simile ad un destro da k.o. Ci si aspettavano ritmi alti, duelli a tutto campo, scontri, e così è stato. Un primo tempo più da Premier che da calcio italiano, con i viola migliori sul piano del gioco ma i nerazzurri nel complesso più pericolosi.

Un vecchio problema per la squadra di Italiano, spesso incapace di trasformare in occasioni (e quindi in gol) quanto costruito e, al contrario, di regalare troppo quando sono gli altri ad attaccare. Basta pensare a Milenkovic e all’inguardabile intervento che in avvio di ripresa gli è costato il rosso.

A quel punto, alla Fiorentina, non serviva un’impresa. Di più. Senza centravanti, con Mandragora abbassato sulla linea difensiva, Nico a metà campo e Koume da solo là davanti. Una specie di 5-3-1, per una partita che a quel punto è diventata di resistenza.

Poi Quarta, il gol dell’illusione, il 2-1 pazzesco di Scamacca e, al 95’, il 3-1 di Lookman e il sigillo di Pasalic. Cazzotti dolorosissimi, ai quali sarà dura reagire.

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