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Fabio sblocca-bomber. Grosso e Kean, una storia che parte da lontano

Il neo-tecnico gigliato conosce bene Moise: a Firenze anche per “sbloccare” il bomber azzurro

Fabio Grosso e Moise Kean: una storia che parte da lontano. Più precisamente, dalla Continassa e dalla Primavera bianconera. Un nuovo inizio per Fabio, dopo un’illustre carriera da calciatore, e un principio per Moise, che proprio con la casacca della Juve primavera iniziava a mostrare le sue doti sotto la guida del campione del mondo 2006. In pochi si aspettavano che le loro strade potessero incrociarsi di nuovo, perlopiù a Firenze.

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INIZI. 2016-17: la stagione in cui Moise Kean si presentò al calcio giovanile. A sedere sulla panchina proprio Fabio Grosso che, “battezzato” da Paratici, guidava quella compagine, di cui Moise era l’indiscussa stella. 14 reti e 4 assist in 25 presenze: questo il bottino di un giovane Kean in quella stagione. Il futuro sembrava riservargli una carriera luminosa, ma poi tutti abbiamo imparato a conoscere le mille sfaccettature del ragazzo: Kean bad boy, Kean giramondo, con esperienze interlocutorie tra Everton e PSG, Kean che potrebbe diventare il presente del calcio italiano, ma a cui manca sempre uno step per trovare una forma completa.

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RINASCITA. Moise ha trovato il suo equilibrio nella prima stagione a Firenze, in una squadra funzionale al suo gioco e totalmente devota ai suoi movimenti offensivi, al suo peso specifico. Palladino è stato a conti fatti l’unico allenatore a farlo rendere secondo i suoi standard, e chissà che Grosso non possa riaccendere qualcosa dentro a un calciatore che finora ha vissuto di momenti, folate e pura inerzia. E se la stagione che si prospetta sarà quantomeno difficile, con tanti punti interrogativi da risolvere e un’Europa da riconquistare, Grosso avrà un compito importante, permanenza di Kean permettendo: far tornare il centravanti allo standard di due stagioni fa. Sbloccare un ragazzo che sia mentalmente che fisicamente ha trovato molti ostacoli sul suo cammino.

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FUTURO. Quel che resta da capire appunto è la volontà di Kean. 62 milioni ballano sul tavolo, ma questa “taglia” difficilmente verrà riscattata: il Far West è un luogo troppo ampio e selvaggio, e la Coppa del Mondo può mettere in vetrina un gruppo di “pistoleri” di cui Moise, purtroppo, non fa parte, come tutta la nazionale italiana del resto. Far leva sulla voglia di riscatto, sulla rabbia e la delusione per un Mondiale sfumato e una stagione raddrizzata solo all’ultimo, potrebbe essere la chiave per aprire lo scrigno, per far tornare Kean il centravanti più decisivo della Serie A e del calcio italiano.


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