Vai al contenuto
×

De Ponti sul CorFio: «Battaglie, delusioni e una casa per la Fiorentina. Scelte per amore della Viola»

Commisso amava la Fiorentina, ha sofferto negli ultimi tempi tra risultati e critiche

Tutto gli si potrà imputare, ma non di non aver amato la Fiorentina. La sua Fiorentina. L'ha amata visceralmente, ha sofferto quando le cose non andavano per il verso giusto. Ha patito con i tifosi, che prima l'hanno idolatrato e poi, vedi l’ingratitudine, l'hanno rinnegato. Ha commesso errori, arrivando però alla fine a riconoscerlo. È atterrato come un marziano sul nostro calcio, provando a portare un po’ di sano pragmatismo americano, scontrandosi con un sistema che tende a escludere chi non fa parte della cricca. Addio Rocco Commisso, la sua scomparsa è una grave perdita per il calcio italiano, e per Firenze. Così scrive Roberto De Ponti sul Corriere Fiorentino.

sponsored

STADIO. Magari non per i risultati ottenuti dalla squadra sotto la sua gestione, anche se per perdere tre finali prima di tutto bisogna arrivarci — e non è per tutti — ma per quello che ha lasciato nelle mani dell’amata Catherine: una società senza debiti e con una casa, il Viola Park, che per un club che ha vissuto in affitto per novantasette anni è un lusso. Se n’è andato senza la gioia di poter vedere la sua Fiorentina giocare in uno stadio nuovo, e forse qualche colpa per questo ce l’ha anche lui, perché se sulla vicenda Mercafir qualcuno gli aveva venduto la pelle dell’orso ben prima di averlo cacciato, quando si è trattato di sistemare il Franchi si è messo di traverso, proponendo un improbabile nuovo impianto a Campi Bisenzio e continuando a litigare con la politica fiorentina su come arrivare a un risultato.

sponsored

SCONTRI. Atterrato in città con le migliori intenzioni del mondo, si è trovato in poco tempo a scontrarsi con chi non la vedeva come lui, secondo il motto molti nemici molto onore. Non è un mistero che con questo giornale Commisso abbia avuto in passato qualche questione, anche piuttosto animata, nata per di più da un equivoco per il quale nessuno aveva torto e nessuno ragione, ma non è un mistero neppure che alla fine si sia arrivati a una riappacificazione che gli ha fatto onore. Perché, in fondo, tutte le sue scelte sono state dettate dall’amore per la Fiorentina. Per questo soffriva non avendo più la forza di tornare in Italia a dare coraggio ai suoi ragazzi. Per questo non capiva perché i tifosi, il «popolo viola» come lo chiamava, avesse preso a contestarlo, a chiedergli di andarsene, di vendere. Non capiva. E i tifosi non sapevano. L’hanno scoperto ora. Buon viaggio presidente.

sponsored

Lascia un commento