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CorSport - Viola più Gud. L'islandese deve caricarsi la squadra sulle spalle per la salvezza

Serve il talento di Gudmundsson per riscrivere il destino a cui sembra condannata la Fiorentina. Vicino alla porta può fare la differenza

Albert Gudmundsson, chi altro? Il calciatore più tecnico della squadra viola insieme a Fagioli, però l'islandese ha un altro ruolo rispetto all'ex Juventus. Il calciatore che può spostare gli equilibri con le sue giocate, le sue intuizioni, i suoi colpi risolutivi. Il calciatore che non solo oggi, ma soprattutto oggi, è chiamato a prendersi la Fiorentina sulle spalle per aiutarla a conquistare una vittoria non più rinviabile nella risalita in classifica verso la salvezza. È il destino di quelli forti: Gud lo sa e sa meglio ancora che cosa gli viene richiesto. Così il Corriere dello Sport - Stadio.

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IMPEDIRE IL DESTINO. Decidere, determinare, segnare e far segnare: il repertorio perfetto del numero 10 che non a caso sta sulle spalle di Gud, motivo principale dell'investimento fatto due estati fa da Commisso per portarlo a Firenze. Investimento che finora non ha prodotto i risultati immaginati e sperati per i tanti, mille motivi ormai arcinoti tra problemi personali, infortuni, difficoltà d'inserimento ed equivoci tattici. Eppure, per fortuna sono tutte cose da declinare al passato: dentro una stagione che in questi quattro mesi è stata negativa che più non si può, la Fiorentina ha intravisto un Gudmundsson se non vecchia maniera quasi, e a lui si affida per risollevarsi e impedire un destino che sembra scritto e che sarebbe umiliante nella stagione del centenario del club.

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FATTI CONCRETI. Tre gol in campionato (in 15 presenze e 983 minuti disputati), tre gol anche in Conference League (in 7 partite e 279'). Non uno score scintillante, come probabilmente non poteva esserlo nei disastri assortiti che sono stati da agosto a dicembre della squadra prima di Pioli e poi di Vanoli, ma comunque uno score che rimanda sprazzi di Gud diverso da quello molte volte abulico e irriconoscibile in maglia viola, che in qualche modo induce alla fiducia e all'ottimismo su fatti concreti. Perché la speranza non basta più e serve qualcosa di molto più sostanzioso e tangibile a spingere verso l'alto la Fiorentina. Serve Albert Gudmundsson versione Genoa, capace di rapire gli occhi di tutti e bravi erano stati al Viola Park a battere tante concorrenti in Italia e all'estero per convincere il Genoa e il ventottenne di Reykjavik a scegliere Firenze. Due volte, nemmeno una, nel giro di un anno appena: anche a luglio scorso con un riscatto tutt'altro che scontato.

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VICINO ALLA PORTA. C'è forse un ultimo, fondamentale passaggio per ritrovare il vero Gud, oltre all'aspetto psicologico che nel suo caso ha tutto tranne che un peso irrilevante: avvicinarlo alla porta avversaria. I trenta metri finali di campo devono diventare il terreno di caccia preferito come lo sono sempre stati (ma non alla Fiorentina), il giardino di casa dove esibire quelle qualità che in pochi hanno, tipo il sinistro dai venti metri con cui ha battuto Sava dell'Udinese o l'assist per Piccoli al Tardini otto giorni fa, giusto per citare i due esempi più recenti e più indicativi. Allora sì che l'islandese potrà diventare il valore aggiunto per il progetto salvezza della formazione viola (le speranze, va ribadito, non bastano). Ah, e le voci che lo vogliono in partenza - su richiesta - in questo mercato di gennaio? La scelta della Fiorentina e di Gud è un'altra.


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