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Corriere della Sera - Nazionale, Pirlo si complica: sponsor russo e conflitti agitano la FIGC

Il caso politico frena la corsa dell’ex centrocampista: Malagò valuta i rischi tra sponsor, United FC e figli agenti

La candidatura di Andrea Pirlo alla panchina della Nazionale entra in una fase sempre più delicata. Come scrive il Corriere della Sera, alle incertezze si è aggiunto l’imbarazzo per la bufera politica esplosa attorno all’ex centrocampista, indicato da Paolo Maldini e Leonardo dopo il prevedibile no di Guardiola.

Il nodo principale riguarda i legami di Pirlo con uno sponsor russo riconducibile all’oligarca Sergey Lomakin, presidente dell’United FC, il club degli Emirati Arabi allenato oggi dal tecnico. Una situazione conosciuta in FIGC, ma che nelle ultime ore ha assunto dimensioni più pesanti, con prese di posizione politiche e crescenti perplessità nell’opinione pubblica.

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Giovanni Malagò, che avrebbe visto di buon grado una soluzione legata a Roberto Mancini, appare ora meno convinto. La parola d’ordine resta «condivisione», ma portare Pirlo a Coverciano rischia di trasformarsi in una scelta controvento. Per questo il presidente federale ha contattato Maldini per fare il punto su una vicenda che potrebbe diventare un autogol.

Le condizioni per aprire la trattativa finale sono chiare: Pirlo dovrebbe prima liberarsi dall’United FC e chiudere ogni legame con lo sponsor contestato. Solo dopo entrerebbero in scena gli avvocati per definire un possibile contratto quadriennale fino al Mondiale 2030, da circa 1,5 milioni di euro. Al momento, però, tutto procede lentamente: Pirlo è ancora alla guida del club arabo e nel ritiro austriaco ha diretto una doppia seduta.

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A complicare il quadro c’è anche il tema dei possibili conflitti di interesse. Il figlio di Pirlo, Nicolò, lavora nell’intermediazione e nello scouting per You First, agenzia che segue diversi calciatori e anche il ct della Spagna De la Fuente. Anche Christian Maldini, figlio di Paolo, opera nel settore con la Gr Sports di Giuseppe Riso, vicina a molti giocatori di interesse azzurro.

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Il precedente richiamato è quello del 2016, quando Marcello Lippi rinunciò al ruolo di direttore tecnico per non creare problemi alla carriera del figlio Davide. In questo caso la situazione è meno rigida, perché i figli di Pirlo e Maldini non risultano iscritti all’albo dei procuratori. Ma il tema dell’opportunità resta aperto e nel prossimo Consiglio federale qualcuno potrebbe chiedere chiarimenti a Malagò.

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