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CorFio: i rimpianti dell'andata e un amaro deja-vu

La sconfitta del Gewiss Stadium ha ricordato quella di Praga. I rimpianti sono quasi tutti per la partita dell'andata, dominata ma chiusa con un solo gol di vantaggio

La corsa in contropiede di Scamacca verso la porta con la difesa viola sguarnita e in affanno.

La beffa a un minuto dalla fine a spezzare i sogni di prolungare la partita e, chissà, magari provare a giocarsela ai rigori. Il finale di Atalanta-Fiorentina, scrive Ernesto Poesio sul Corriere Fiorentino, ha il sapore del deja-vù, ed è di quelli amarissimi.

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Perché ha ricordato, con le dovute proporzioni, quanto avvenne lo scorso giugno a Praga quando Bowen si involò verso la porta di Terracciano regalando al West Ham la Conference League. Ancora una beffa, ancora un’eliminazione che brucia perché contro una rivale storica.

Certo non che l’Atalanta, ieri sera, non abbia meritato la vittoria. Però, mettendo sul piatto la gara dell’andata, i conti tornano un po’ meno. Ed è forse alla partita del Franchi che vanno i maggiori rimpianti per i viola che quella gara l’avevano dominata pur uscendo dal campo solo con un gol di vantaggio.

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Troppo poco per poter sperare di reggere fino alla fine a Bergamo, tanto più con un uomo in meno per l’espulsione inevitabile di Milenkovic causata dall’ennesima distrazione difensiva della stagione. Non restano allora che i rimpianti per una finale che sarebbe stata contro la Juventus di Vlahovic e Chiesa, il massimo per ogni tifoso della Fiorentina.

Ma per arrivarci, oltre a mantenere il vantaggio dell’andata, sarebbe servito almeno un attaccante in grado di impensierire la difesa bergamasca. Ancora una volta però, il reparto offensivo viola è stato del tutto assente, incapace di creare e di mettere in apprensione gli avversari.

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Ora ai viola non resta che provare a recuperare posizioni in campionato e soprattutto provare a centrare almeno l’altra finale, quella di Conference. Per l’ennesima settimana senza respiro.

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