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CorFio - Firenze piange Commisso. L'entusiasmo iniziale e le potenzialità rimaste inespresse

Quel filo diretto tra Firenze e il New Jersey, la scomparsa di Barone e un rapporto di alti e bassi

A distanza. È finita cosi la storia tra Rocco Commisso e la Fiorentina. Il lungo filo viola che per quasi sette anni ha idealmente unito Firenze al New Jersey da ieri non c’è più. E a distanza, con un oceano di mezzo, sono passati i mesi da quando, lo scorso aprile, il proprietario è stato avvistato per l’ultima volta in città. Affaticato dai problemi fisici e dalla malattia, prostrato dal lutto per l’improvvisa scomparsa del suo braccio destro Joe Barone, ormai quasi due anni fa, la storia tra Rocco Commisso e Firenze aveva da tempo iniziato a farsi meno intrecciata. Così scrive il Corriere Fiorentino.

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IL RAPPORTO CON FIRENZE. Eppure l’inizio, nel giugno 2019, era stato molto diverso. L’entusiasmo di essere tornato in Italia («per restituire qualcosa» al suo Paese d’origine) tramite la sua passione di sempre, il pallone, i grandi progetti (dal nuovo stadio al centro sportivo) e l’ambizione di portare la Fiorentina nelle zone alte del calcio italiano. Per questo Firenze lo aveva accolto cercando di trasmettergli da subito il significato di essere il proprietario della Fiorentina: tanti onori (la grande festa al Franchi, l’ingresso sul campo con la bandiera a stelle e strisce colorata di viola tra cori e applausi), ma anche oneri perché la vita stessa della Fiorentina è da sempre compenetrata alla città che rappresenta. Un aspetto, quest’ultimo, che Commisso ha dapprima accettato senza troppa convinzione e poi ha vissuto con una buona dose di insofferenza, quasi fosse un’intromissione per un imprenditore che nel suo lavoro non era mai stato abituato a dover rispondere pubblicamente delle proprie scelte aziendali. 

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STADIO E VIOLA PARK. «Total control», «fast, fast, fast», i mantra che hanno finito per risultare spiazzanti con la conseguenza di aprire crepe, alcune mai davvero richiuse, con la città. La vicenda dello stadio, in questo senso, è di certo la più emblematica. «La più grande delusione», con schiettezza (dote che di certo non gli mancava) e molta amarezza Commisso ha finito per considerare «un capitolo chiuso» il progetto di dotare il club di un impianto moderno e di proprietà. È stata invece la costruzione del Viola Park a regalargli la gioia più grande dei suoi anni da proprietario viola. 

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POTENZIALITA' INESPRESSE. Ma resterà anche il ricordo di sette anni di certo non banali e in alcuni occasioni tumultuosi. Nel rapporto con Firenze soprattutto. Vissuto con un po’ diffidenza, da una parte e dall’altra, e con la consapevolezza che molte delle potenzialità dell’era targata Commisso, alla fine siano alla fine rimaste sulla carta. Inespresse. Non tanto riguardo alla gestione sportiva di questi (quasi) sette anni che non hanno portato i frutti sperati (senza dimenticare che il destino di questa stagione resta, oggi più che mai, in bilico), ma nel legame con una piazza che avrebbe avuto tutte le caratteristiche per apprezzare il fare vulcanico patron, ma che invece ha finito per ritrovarsi polarizzata da una scelta comunicativa molto spesso divisiva. E così che, oggi, nel giorno in cui il lutto finisce per cancellare ogni sfumatura, spigolatura o contrasto, Firenze si ritrova a chiudere un capitolo della propria storia sportiva con tristezza, ma anche con non pochi rimpianti. E a chiedersi se le cose sarebbero potute andare diversamente.


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