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CorFio - Dzeko e Nicolussi, è già finita. Si sono notati più a parole che in campo

Edin ha provato a farsi sentire tra moduli tattici e megafoni, il centrocampista non ha mai preso in mano la squadra

Quella tra il «Cigno» bosniaco e la Fiorentina è una storia destinata a concludersi senza che si sia mai trasformata in festa. Anzi. Pochissimi lampi, parecchia panchina, e molte parole da parte di Edin Dzeko. Basti pensare al botta e risposta con Pioli a mezzo microfoni sul modulo da usare e sulla possibilità di giocare con due o più attaccanti o a quanto successo poche settimane fa: prima l’atto di accusa verso i tifosi per i fischi e poi, qualche giorno più tardi, la scena del megafono a Bergamo. Così scrive il Corriere Fiorentino.

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POCA REGIA. Dopo 18 presenze, soltanto 722’ complessivi giocati, e due reti in Conference, Dzeko ora è pronto a partire. Lo cerca il Cagliari, ma è più facile che finisca al Genoa dell’amico De Rossi. Come lui, Nicolussi Caviglia. Un altro arrivato con mille promesse ma che, alla fine dei conti, ha colpito più per il livello culturale e morale delle sue riflessioni (e letture) che non per le prestazioni. Bocciato prima da Vanoli (nelle ultime 6 di campionato ha giocato 5’ nel recupero con l’Udinese) e poi, soprattutto, da Fabio Paratici. Uno che lo ha conosciuto molto bene ai tempi della Juventus e che, evidentemente, non lo ritiene all’altezza della Fiorentina e della (complicatissima) missione salvezza. Su di lui (dopo il ritorno al Venezia, è qui in prestito) anche la Lazio, ma c'è soprattutto il Cagliari.

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