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Coppa Italia e Serie A, 127 partite in 50 giorni. Due piani in caso di nuovo stop

La Coppa in chiaro il 13 giugno, poi il campionato. Il calcio italiano prova a ripartire, c'è l'ok del governo. In caso di nuova sospensione...

Il campionato riparte il 20 giugno e trova pure un’apripista d’autore: la Serie A sarà infatti preceduta dalle due semifinali di ritorno della coppa Italia il 13 e il 14 (con la modifica del Dpcm che attualmente vieta gli eventi sportivi proprio fino al 14), e dalla finale del 17 all’Olimpico di Roma.

La fumata bianca arriva addirittura di corsa, il vertice Spadafora-mondo del calcio dura meno di un’ora anche perché gli «ambasciatori» avevano lavorato con successo nelle ore precedenti. Preme anche la riunione del Consiglio dei ministri e il titolare dello Sport deve coinvolgere nella decisione anche il premier Giuseppe Conte.

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Ma anche questo passaggio è rapido, quasi telegrafico. Spadafora può così dare l’annuncio sperato: «L’Italia sta ripartendo ed è giusto che riparta anche il calcio». Così scrive La Gazzetta dello Sport. PRIMA LA COPPA. Il ministro, però, insiste su un punto: ricominciare in chiaro.

Ecco allora che dal cilindro esce fuori la Coppa Italia. Data per spacciata come primo sacrificio da fare nel momento dell’emergenza, risorge diventando un modo per celebrare il ritorno con uno spettacolo televisivo accessibile a tutti (i diritti sono della Rai).

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L’obiettivo è quello di esaurirla proprio all’inizio. Si riparte da Juve-Milan e Napoli-Inter. Il resto delle decisioni, ricominciare la serie A dai recuperi delle partite saltate o con un turno per intero, spetterà alla Lega che oggi riunisce consiglio e assemblea.

Non sarà una scampagnata all’insegna della concordia: Juve, Milan e Inter sono irritate da questo forcing iniziale. Probabile che le due semifinali non prevedano supplementari in caso di parità: si andrebbe direttamente ai rigori.

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D’altronde il menu che aspetta il calcio è davvero abbondante: 127 partite in 50 giorni! RIPARTIRE. Si ricomincia così il percorso interrotto il 9 marzo, al Mapei Stadium di Reggio Emilia, con un cartello spiegazzato, esposto davanti alle telecamere da Caputo dopo il primo gol di Sassuolo-Brescia: «Andrà tutto bene #restateacasa».

In Italia non sarebbe andato tutto bene, purtroppo. Niente tornerà come prima, questo è sicuro, ma in qualche modo si deve ripartire. Anche il calcio, come tutta l’Italia, sta dentro questo stato d’animo. «È un messaggio di speranza per tutto il Paese, sono felice e soddisfatto, è un successo che condivido con il ministro dello Sport Spadafora e con tutte le componenti federali», dice un raggiante Gabriele Gravina, il presidente federale.

«Abbiamo lavorato sempre con un solo pensiero: il bene del calcio e la difesa del suo futuro, che per la Serie A deve significare tornare a essere il campionato più bello del mondo», aggiunge Paolo Dal Pino, presidente della Lega di A.

PIANI B E C. Spadafora ha sollecitato la Federcalcio, sulla certezza che un’interruzione del percorso non generi il caos. «Ho chiesto alla Figc — ha detto Spadafora se avesse chiaro che, nel caso di un ritorno dell’emergenza sanitaria e di curve di contagio diverse da quelle attuali, si dovrebbe di nuovo sospendere: mi ha assicurato che esiste sia un piano B, i playoff e i playout, sia un piano C, la cristallizzazione della classifica».

Il consiglio federale dell’8 giugno dovrà codificare anche il format di eventuali playoff e playout.

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