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Clausole: dal pioniere (in viola) Corvino al ‘la Fiorentina non ne mette’ di Pradè-Barone

A Firenze Pantaleo Corvino fu pioniere delle clausole rescissorie. Adesso la coppia Pradè-Barone va controcorrente: "Clausole? La Fiorentina non ne mette"

“C’è chi ci ha provato, ma la Fiorentina, di clausole, non ne mette”. Lo ha detto con il proverbiale tono ‘serio e faceto’ Daniele Pradè. Riferimento ad Amrabat, che sarà un calciatore della Fiorentina dalla prossima stagione, ma non solo.

Anche se ancora le parti non si sono messe a sedere per discutere del rinnovo, un messaggio è stato mandato anche a Federico Chiesa. Lo stesso era accaduto anche quando venne annunciato il rinnovo di Gaetano Castrovilli. E la volontà da parte del club viola di non mettere clausole nei propri contratti è stata ribadita ancora una volta.

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IN STILE BARCELLONA.

Non ci sono clausole, altrimenti ne avremmo messa una in stile Barcellona a 250/300 milioni”. Così disse il ds viola parlando dell’accordo che legava Castrovilli al club gigliato fino al 2024. Questo perché non c’è alcuna volontà di voler cedere i propri gioielli da parte della Fiorentina.

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Nessun prezzo viene fatto a prescindere. Poi, in caso di offerte monstre ed irrinunciabili, se ne può parlare. Come fanno tutti i club del mondo. Ma niente deve essere prestabilito.

DA CORVINO A PRADÈ-BARONE. E dire che tra i pionieri dello strumento della ‘clausola rescissoria’ ci fu proprio Pantaleo Corvino, che ha dapprima sostituito Pradè tornando a Firenze nell’ultimo anno di Sousa e che pochi mesi fa è stato sostituito dallo stesso Pradè, come era accaduto anche nel 2012.

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Celebre il caso di Felipe Melo, che la Juve pagò 25 milioni alla Fiorentina in virtù della clausola inserita nel contratto dal ds salentino. E quella, visto il rendimento che ebbe in seguito il centrocampista brasiliano, fu una grandissima operazione di mercato.

De Laurentiis è stato l’altro grande utilizzatore delle clausole. Higuain, ad esempio, andò alla Juve per 90 milioni imposti dal contratto.

Ma non sempre istituire un prezzo nei contratti porta a benefici. Come nel caso, molto più recente, di Matias Vecino, che l’Inter ha potuto prendere per soli 23 milioni di euro dopo una clausola inserita nelle settimane finali dell'avventura di Pradè nel 2016.

Le due facce della medaglia, insomma. Da chi quello strumento della clausola fu il primo ad utilizzarlo, anche in maniera diffusa, a chi invece ha scelto di non utilizzarlo. Pradè e Barone sono stati chiari: “Richieste per i nostri giocatori?

Arrivano molto spesso, ma le rifiutiamo sempre: vogliamo crescere”. Come a dire, la Fiorentina non è un supermercato. Più chiari di così.

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