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Chiesa, manca il gol: ultime scelte sbagliate, poco feeling con i compagni

Il talento viola è troppo egoista e pecca nella scelta finale: scatto bruciante ma poi va sempre al tiro.

Ora che la Fiorentina è in ripresa, possiamo soffermarci su uno degli aspetti da migliorare. Il primo porta il nome di Federico Chiesa, un giocatore non ancora capace di sfruttare in modo compiuto l’enorme talento atletico (e tecnico) di cui Madre Natura lo ha dotato.

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Così scrive Il Corriere dello Sport - Stadio. La partita contro l’Empoli è l’esemplificazione della sua stagione.

QUANTO TIRA. Chiesa è arrivato alla conclusione otto volte, stabilendo un record in questo campionato per la Fiorentina.

Una sola volta però ha impegnato davvero Provedel, in tutte le altre non è mai stato pericoloso: tiro impreciso, o prevedibile, o senza forza. Ma il problema non è tecnico: la mira, se allenata, migliorerà. Il problema di Chiesa è la scelta finale della sua azione, scelta che sbaglia di continuo e che, rispetto alle stagioni precedenti, non migliora, anzi, peggiora, perché adesso il giovane viola si sente meno giovane e quindi più autorevole, fino al punto da sentirsi autorizzato a insistere in un finale sbagliato.

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SCELTE. La prima parte della sua azione è terrificante per qualunque avversario. Pochi terzini in Italia riescono a resistere al suo scatto, ancora meno alla sua progressione. A quel punto, Chiesa ha già prodotto la superiorità numerica ed è a 5-10 metri dall’area di rigore con la palla al piede.

Adesso però la gamba deve lasciare il posto alla testa e qui iniziano i problemi. Per segnare hai bisogno della squadra, non sei Garrincha, se fai da solo sbagli. Finora quello di Chiesa è un limite, ma se poi si trasforma in difetto allora sarà più difficile migliorare.

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Per il ruolo che occupa, deve segnare 10 gol all’anno, altrimenti non diventa quel giocatore che tutti quanti si aspettano. Per ora ne ha segnati solo due, la metà di quanti ne aveva realizzati dopo 16 giornate nel campionato scorso.

Contro l’Empoli, appena fuori area, ha cercato di piazzare la palla aprendo l’interno destro. Ma nemmeno Baggio avrebbe segnato in quel modo. Lì serve solo la botta di collo pieno.  

CRESCITA E STIMOLI. Chiesa è un giocatore che può stabilire una differenza, ma che non è ancora differente da se stesso rispetto agli anni scorsi.

Può darsi che il posto in Nazionale non lo abbia aiutato a mettere in discussione quel suo modo di giocare, è possibile che nella Fiorentina abbia esaurito il suo percorso di crescita, che abbia bisogno di altri obiettivi per migliorare, soprattutto di una concorrenza vera.

Adesso sta fuori solo quando non sta bene, come è accaduto a Reggio Emilia. Era così anche per Bernardeschi, prima di andare alla Juve. Non va condannato per egoismo, anzi, va stimolato affinché capisca che l’egoismo non esclude di farsi aiutare dalla squadra per arrivare all’obiettivo finale.

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