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Articolo del tifoso - SFVirus

Prima del Coronavirus, c'è un'altra malattia che contagia da decenni i tifosi viola

Dopo l'ennesima mia presenza in Fiesole, dopo l'ennesimo risultato non entusiasmante a seguito di una prestazione che non è sconfortante, ma di certo nemmeno memorabile, sono ormai giunto ad una conclusione. Siamo 40.000 persone malate, consapevolmente malate, prendiamone atto.

Innamorati di una maglia, di un ricordo o di una speranza, di un padre e di un figlio, di un'abitudine o forse un rito, della cosa più astratta e allo stesso tempo più vera e terrena  che si possa provare.

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Innamorati ed assuefatti da una sindrome sintomatica  che nessun orientale potrà trasmetterci mai, perché un virus arriva un po' come una moda, non lo scegli ma ti travolge perché è oggettivo e non soggettivo, ti si presenta in salotto senza avere mai bussato e a quel punto, cerchi il siero o la cura.

E invece noi  malati di Viola siamo incurabili, con o senza tampone, l'antidoto nemmeno lo cerchiamo nei laboratori, nessuno ha la mascherina ma tutti hanno la sciarpa, popolo ostinato  e fortunatamente prigioniero di una malattia non trasmissibile, perché  questa empatia se ce l'hai è tua, ma se non ce l'hai, non le trovi flebo o trasfusioni compatibili.

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Noi Viola, che aspettiamo il sole da una vita ma calcisticamente parlando viviamo perennemente sotto un cielo irlandese, umorale e inaffidabile, pioggia  e vento come base, sole e caldo come guarnizione, siamo folli.

Parliamoci chiaro ragazzi, tifare Fiorentina è  come recitare  un mantra tibetano, lo fai perché è un fine e non sarà mai un mezzo, è  un rito che reciti per chi indossa la maglia, anzi,   a volte nonostante chi indossa la maglia.

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Siamo in quarantena da una vita noi altri,  orgogliosamente ed incurabilmente malati.

Non fateci il tampone al tornello, è  inutile, è troppo tardi, è troppo bello. Sarà  quel che sarà, anzi, che serà serà. SFV

di Luca Leonelli
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