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Una partita per la gente, un abbraccio sul quale costruire. La strada è lunga, ma è quella giusta

Il pareggio del Franchi contro la Juventus regala alla Fiorentina un pizzico di convinzione in più nei propri mezzi

Giocare per la propria gente. La Fiorentina riparte da qui, da quel "Vi vogliamo così" cantato a fine partita dalla Curva Fiesole ai ragazzi di Vanoli. Si è rivisto lo spirito guerriero di una squadra che all'ultimo posto in classifica non ci vuole stare e che sta facendo di tutto per riemergere. Percorso lungo, Vanoli non manca di ripeterlo a ogni appuntamento, cominciato col mattoncino di Genova e col punto guadagnato contro la Juventus. «Giusto festeggiarlo», sussurra orgoglioso il tecnico in sala stampa. Voce poca, ma la voglia di sempre di far capire a tutti che «Bisogna arrivare a 40 punti, l'obiettivo è cambiato». Che detta così può anche far male a chi ancora non si è abituato al campionato che dovrà fare la Fiorentina. Un attimo di riflessione, ma Vanoli è talmente sicuro che tira dritto come un treno. «Il Franchi deve essere nostro. Deve essere infuocato». Messaggio chiaro, anche perché lui è stato di parola ammettendo che doveva esser la squadra a fare il primo passo.

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BASE DI PARTENZA. E la partita contro la Juventus si è snodata attorno a un canovaccio chiaro, con due squadre prigioniere delle proprie difficoltà ma vogliose di dimostrare qualcosa. Il siluro di Kean che picchia in pieno sulla traversa è la fotografia della stagione. La revisione Var sul rigore concesso a Vlahovic un timido segnale di speranza. Spenta dal gol di Kostic al tramonto del primo tempo. Una mazzata. Una doccia gelata su un Franchi già un pezzo avanti a livello climatico. L'intervallo ha però rivitalizzato la Fiorentina (altra novità, positiva). Pochi minuti e la palla ammaestrata da Kean è spedita sotto l'incrocio da Mandragora. Pallone soffiato da tutto lo stadio. L'abbraccio che ne è conseguito è stato bello. Di gruppo. Vero. Eccolo lì quel mattoncino sul quale costruire.

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MOISE C'È. Kean avrebbe meritato il gol. Di Gregorio si allunga e compie una grande parata per negarglielo. Ma Moise è tornato. Combattivo. Caparbio. Ha corso all'indietro come raramente gli si è visto fare prima. Può ancora migliorare nel dialogo con i compagni, ma un Kean così è trascinatore e leader. La benzina finisce nelle gambe dei giocatori viola. In tanti escono dal campo con i crampi (devono essere state due settimane toste...). Lo stesso Kean si spenge nel finale. Assalto Juve respinto con ordine. Alla fine va bene così. Si sognava qualcosa di diverso. Ma la strada è lunga. Vanoli è stato chiaro e lo ribadirà ogni volta che ne avrà l'occasione. Chi pensa ad altro al di fuori della salvezza è fuori strada. Adesso l'Aek Atene e la Conference. Forse una scocciatura per chi avrebbe bisogno di lavorare allenamento dopo allenamento. Ma è un percorso che va onorato e rimandato a marzo. Quando poi le cose potrebbero essere cambiate. Nonostante il lungo percorso da affrontare.

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