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Tutte le strade portano a Di Francesco: alla scoperta del tecnico abruzzese

Come il cavallo che parte di rincorsa e vince. Come il candidato che parte indietro rispetto ai sondaggi e agli exit poll ma poi risulta primo alle elezioni. Come un fiume carsico, che sembra scomparire ma poi riappare con più forza.

Eusebio Di Francesco, giocando con esempi che niente a che vedere hanno con il calcio, è stato un po' di tutti questi personaggi sopra descritti.

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Dall'essere uno dei papabili per il dopo Sousa, in mezzo a una selva di candidati e di profili probabilmente più decantati e celebrati, a diventarne, in un ventoso ma primaverile pomeriggio di Marzo, il volto più indicato a raccogliere l'eredità del portoghese.

Il volto per il nuovo corso, italiano, della Fiorentina.

Del resto tre indizi fanno quasi sempre una prova, come insegnano libri e sceneggiati polizieschi. La dichiarazione di Antognoni, la stima di Corvino e dei Della Valle e, infine, il contatto diretto con lo stesso Direttore Generale dell'Area Tecnica.

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Non a Villa Cora, non in un albergo del centro, ma in un umile dimora. Come le trattative vecchio stampo. Le dichiarazioni e le smentite di rito rientrano nella parte in commedia, ma il verdetto pare delineato: tutte le strade, a oggi, portano a Eusebio di Francesco come prossimo allenatore della Fiorentina.

Il mese di Aprile sarà decisivo, ma intanto, proviamo a conoscere meglio il tecnico di Pescara.

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Di Francesco, calcisticamente e tecnicamente parlando, può essere accomunato a Montella, o comunque, con l'aeroplanino condivide la stessa impostazione, lo stesso approccio, la stessa mentalità.

Figlio di una nuova scuola di allenatori che fa della palla e del lavoro con la sfera la premessa e non la conseguenza, che fa del calcio una fase dinamica e non statica.

Il 4-3-3, modulo classico ma non per questo un dogma considerata anche quella che sarà la rosa a disposizione, è frutto dell'influsso Zemaniano certo, ma con gli accorgimenti che il calcio moderno prevede.

Chi lo ha visto allenare parla di grande intensità nelle sedute, con ritmo a tratti martellante, di una ricerca del giro palla ma allo stesso tempo anche della verticalità, di esercizi mirati a cercare il cambio continuo di fronte.

Non solo un approccio propositivo, una volontà di imporre gioco e identità a una squadra indipendentemente dal fatto che si giochi in casa o in trasferta, ma nel Di Francesco allenatore c'è anche un'ottima attenzione alla fase difensiva.

Lavori di reparto ma anche specifici, soprattutto nell'uno contro uno, situazione di gioco che per chi è abituato a fare calcio si presenta spesso e volentieri nell'arco di una gara e di un campionato. Il tutto condito poi da uno staff atletico di prim'ordine, basato sull'evidenza scientifica e puntiglioso nel controllo del carico di allenamento.

C'è poi un Di Francesco uomo, oltre che semplice allenatore, che ha colpito la Fiorentina.

Profilo moderato, disponibile al dialogo con i giocatori, ma senza mai perdere il timone di leader. Un po' come quando il primo anno di Serie A a Sassuolo, dopo la parentesi Malesani, disse a Squinzi: "Torno ma alle mie condizioni".

Un po' come la frase di Giulio Cesare "la parola conduce, l'esempio trascina", mantra dello spogliatoio neroverde su volere di Di Francesco proprio.

Profilo ambizioso, bravo a lavorare con i giovani soprattutto italiani, basti pensare alla maturazione di Pellegrini, Sensi, Ricci, Politano, Duncan senza tralasciare Berardi, Sansone che sta facendo le fortune a Villareal e Defrel, che magari potrebbe portarsi dietro se dovesse partire Kalinic.

Profilo ambizioso, ma anche esperto, con una gavetta niente male fatta di esoneri fragorosi, come quello a Lecce, ma anche di tante soddisfazioni, di un escalation che ha portato una piccola città di provincia dalla Lega Pro all'Europa League.

Dai derby con la Reggiana a battere l'Athletic di Bilbao. Passando per stagioni di lotta per la salvezza e di crescita costante, come questa appena trascorsa. Sicuramente meno gratificante in termini di risultati, ma foriera di esperienza, per tutto ciò che significa sapere gestire il doppio confronto Italia- Europa.

Quell'Europa a cui punterà fino al termine della stagione la Fiorentina, ma che sarà anche la premessa per ripartire l'anno prossimo.

Con Di Francesco, chissà. In fondo tutte le strade portano a lui.

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