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Salvate la Fiorentina, ma non solo dalla retrocessione. Paratici-Vanoli, appuntamento per il futuro

Un'altra serata che fa male a tutti: Fiorentina senza senso all'Olimpico

Un'altra «partita da cancellare», come l'ha catalogata Paolo Vanoli a caldo. Un'altra serata da dimenticare. La Fiorentina affonda all'Olimpico con l'ennesimo passaggio a vuoto di una stagione disastrosa. La rincorsa dall'ultimo posto, la statistica ribaltata perché nessuno si era mai salvato senza vincere fino a metà dicembre. Ma quante volte questa squadra ha convinto? Quante volte ha comandato il gioco, ha avuto le partite in mano, è stata sicura di quello che poteva e voleva fare? Il tecnico viola settimana scorsa ha fatto un elenco di partite, tra Como, Bologna, Lazio, quelle (a suo dire) con Milan e Parma (all'andata) che pure non hanno portato vittorie. Ma in tutte queste ci sono state delle ombre, dei punteggi risicati, degli episodi girati in un certo modo.

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Bene la rimonta degli ultimi mesi. Bene anche i punti fatti da gennaio, meglio ancora da febbraio quando in pochi sono andati meglio dei viola in termini di risultati. Ma la sensazione che resta è di una squadra che spesso improvvisa e che soprattutto si perde alle prime difficoltà in un bicchier d'acqua. Qualcuno pensava che con la testa più libera dall'assillo della salvezza, con all'orizzonte partite anche prestigiose da giocare contro avversarie di livello, la Fiorentina potesse scrollarsi di dosso ruggini e difetti e giocare con più spensieratezza. Magari più qualità. Niente di più lontano dalla realtà. Perché quanto visto a Roma ricalca le peggiori versioni della squadra viola di quest'anno. Spaesata, scollata, a tratti menefreghista. Malen aveva sempre 20-30 metri a disposizione e ha affondato il colpo come e quanto voleva, Pisilli e compagni si sono inseriti senza difficoltà, Wesley ed Hermoso sembravano incursori inarrestabili. Mentre Svilar ha dovuto solo soffiare sul tiro di Braschi finito sul palo, e niente più.

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Salvate, insomma, la Fiorentina. Ma non solo dalla retrocessione, che ormai è cosa fatta anche per i grandi demeriti e limiti altrui (leggasi soprattutto Cremonese, ma non solo, perché Pisa e Verona chiuderanno intorno ai 20 punti). Ma questa squadra, o meglio questa maglia, perché dev'essere intesa come istituzione e patrimonio della fiorentinità e non come insieme di giocatori che troppe volte ha deluso soprattutto nell'atteggiamento, deve essere salvata da una stagione ingloriosa al tramonto dei primi 100 anni di storia. Deve essere ricostruita e rifondata, ripensata e riorganizzata. Nel profondo, perché questa annata ha lasciato e lascerà strascichi importanti. E non far (almeno) prezioso tesoro degli errori sarebbe un modo disastroso per ripartire.

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Tutto ciò dovrà tenere a mente la società nell'agire delle prossime settimane. Paratici ha tracciato la strada: «Vanoli lo vedo tutti i giorni da quattro mesi. Ha fatto un lavoro straordinario. Se e quando ci sarà la matematica della salvezza noi ci siederemo con lui per programmare e vedere cose ne sarà del futuro, sempre pensando al bene della Fiorentina», ha detto il ds nel pre-gara. «Io credo sempre che il mercato si faccia sempre con l’allenatore. Quando ci siederemo con allenatore faremo dei programmi non solo parlando di giocatori, come si fa ogni fine stagione con l’allenatore. Adesso è un po’ presto per parlare di che tipo di mercato sarà». Per poi aggiungere: «La squadra che nascerà sarà il frutto di un'unità d'intenti tra la proprietà e l'allenatore. Quando ci siederemo con Paolo per fare il consuntivo di questa stagione e per programmare la prossima, parleremo di tutte queste cose». «La società dovrà fare le sue valutazioni. Quando sono venuto qua, avevo un solo obiettivo: salvarci. Sarei molto felice di continuare il percorso qui», ha risposto Vanoli. Insomma, la partita resta aperta, la permanenza o meno del tecnico sarà oggetto di valutazione della società, ma la risposta non sarà scontata. Auspicando che il nuovo direttore sportivo possa avere ampia libertà di azione, ma tenendo conto anche della linea (anche economica) che Giuseppe Commisso vorrà dare per il nuovo corso. Partite come quella di stasera, e come quelle osservate tante (troppe) volte in stagione, nessuno le vorrebbe però più vedere.

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