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Modulo, atteggiamento e gioco: così proprio no. La sconfitta di Udine è inaccettabile (per tecnico e squadra)

Serviva un risultato positivo per staccarsi dalle ultime, invece i viola perdono malamente a Udine senza neanche provare a giocare (con zero tiri in porta)

Non è soltanto non aver sfruttato l'occasione. Che era ghiotta, ghiottissima, per ritirarsi un po' su dopo mesi in apnea. Ma è soprattutto il 'come' la Fiorentina ha buttato via, praticamente non giocando, la partita di Udine. Un senso di arrendevolezza, di manifesta inferiorità, di incapacità nella creazione di gioco e nel porre freni alla fisicità dei bianconeri. Un netto 3-0 che non rende il minimo onore ad una squadra, quella di Vanoli, che era alla ricerca disperata di punti salvezza.

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ALTRE SCELTE SBAGLIATE. E l'allenatore, ancora una volta, ci ha messo del suo. In negativo. Senza Dodo e Solomon, Vanoli è andato dritto sul ritorno alla difesa a 3, ad un 3-5-1-1 praticamente a specchio con l'Udinese. Cancellando di fatto quei progressi che il tecnico aveva più volte sottolineato anche quando in pochi ci credevano. Squadra spaesata nei movimenti e nelle posizioni, spazi che non c'erano, duelli persi a ripetizione. Specie contro una squadra fisica, intensa e 'maestra' di un certo tipo di assetto tattico. E poi l'atteggiamento mentale. Non certo adeguato per una squadra che deve salvarsi e deve giocare una partita così importante. Approccio flop, reazione tardiva al primo gol, assolutamente nulla dopo il secondo che ha chiuso il match con mezz'ora d'anticipo. Zero tiri in porta in 95 minuti. Una follia totale. Inaccettabile.

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UN DISASTRO. Poco felice anche la scelta di puntare su Rugani dall'inizio in una partita del genere. Disastroso l'ex Juve, protagonista in negativo sui tre gol dell'Udinese. Evidentemente indietro fisicamente, messo in un contesto in cui è stato anche poco protetto, anche se ci ha messo parecchio del suo ovviamente. E poi i cambi di Vanoli, ancora una volta inefficaci per cambiare l'inerzia del match. Per non parlare delle palle inattive: dopo mesi di «ci stiamo lavorando», le cose non sono mai migliorate. «Anche i giocatori devono farsi un esame di coscienza, perché ogni volta che costruiamo qualcosa poi lo distruggiamo subito dopo ha detto Vanoli a caldo –. Adesso abbiamo le partite che contano e bisognerà esserci con la testa». Poi il tecnico ha parlato anche di «Fiorentina che non è scesa in campo», aggiungendo che anche «i giocatori si devono prendere le responsabilità come me le sono prese io, si devono guardare in faccia». Parole dure.

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ALTRO CHE OCCASIONE. E così la Fiorentina si lecca ancora una volta le ferite. Avevano perso quasi tutte le rivali là sotto. Pisa, Verona, Lecce, Cremonese, Genoa, il Cagliari aveva pareggiato. Niente, altro che occasione da sfruttare. I viola incappano in una delle prove peggiori della stagione, un'altra disfatta a pochi giorni dal poker incassato con lo Jagiellonia in Conference. Con l'allenatore che richiama duramente i giocatori alle proprie responsabilità. Non certo un bel clima, il tutto a una settimana dalle tre vittorie di fila e dal successo contro il Pisa. Tutto e il contrario di tutto, sempre e comunque, per questa Fiorentina. Che fa (poco) e disfà (puntualmente). L'impressione è che ancora una volta ci siano da ricostruire certezze, identità, consapevolezza, autostima. Dura così. Molto dura. All'orizzonte ora Parma e Cremonese, con il doppio confronto con il Rakow nel mezzo. Partite cruciali, ma con questi presupposti la strada sarà sempre in salita.


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