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Atta: «Firenze il posto giusto per me. La mezzala il mio ruolo preferito. Fagioli? Davvero forte»

Il primo a presentarsi dei nuovi acquisti è il centrocampista francese: le sue parole nella conferenza stampa di presentazione

È il giorno della presentazione di Arthur Atta. Il nuovo centrocampista della Fiorentina, arrivato dall'Udinese con un'operazione che può arrivare a sfiorare i 40 milioni, ha risposto alle domande dei giornalisti presso il Wind3 Media Center del Viola Park.

LA SCELTA DELLA FIORENTINA. «Ho parlato con il direttore Paratici e con il mister, mi hanno detto che avevano voglia di farmi crescere. Ho pensato che fosse il posto giusto per me. Sono molto contento di essere qui. Sapevo che i tifosi qui sono molto appassionati».

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COSA MANCA PER CONSACRARSI. «Direi che sono solo all'inizio. Ho iniziato a giocare a calcio tardi (da professionista, ndr), ho iniziato a giocare in Francia che avevo quasi 20 anni. Ho ancora tante cose da imparare. Adesso questo salto di qualità mi aiuterà a essere ancora più forte. Sono pronto e non vedo l'ora di iniziare».

SQUADRA AMBIZIOSA. «L'anno scorso è andata bene per me. L'ho detto anche al mister, poteva andare ancora molto meglio. Con lui posso imparare di più, posso segnare e fare assist. Proverò a farlo quest'anno».

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MEZZALA. «È il mio ruolo preferito, ho sempre voluto giocare lì. Ma io gioco dove mi chiede il mister, se un giorno dovesse cambiare idea lo seguirò».

CONTINUITÀ REALIZZATIVA. «Quest'anno con questa squadra penso che potrò giocare in zone in cui sarà più facile segnare. Ci saranno più spazi. Lavorerò per segnare di più, anche in allenamento».

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IL SUO ARRIVO COME TURNING POINT. «Non sento pressione, ma orgoglio. La società mi ha dato fiducia, io devo ripagarla sul campo. Sono pronto per questo. La Nazionale? Sì, spero un giorno di poterci giocare».

PROBLEMI ALLA SCHIENA IN GIOVENTÙ. «Ero giovane, avevo paura di non tornare più come prima. Ma questo mi ha insegnato a prepararmi molto meglio per gli allenamenti e le partite, perché non succeda più. Adesso non ho più questi problemi, perché so come gestirli».

PRIMO APPROCCIO CON GROSSO. «Mi ha fatto un'ottima impressione, ho ancora le sue parole nella testa. Ha sempre questa ambizione di giocare avanti, in movimento, trovare spazi. È un allenatore italiano, ma non come gli altri. Mi fa tanto piacere di giocare per lui».

A FIANCO DI FAGIOLI. «È un giocatore che è sempre calmo con la palla tra i piedi, vede le cose prima di tutti. Sa giocare semplice ma anche trovare i passaggi che nessuno vede. L'ho visto in questi tre allenamenti, è davvero forte. Ma abbiamo tanti giocatori forti in tutta la squadra. Sono contento di giocare con loro».

TORNARE A SOGNARE. «Abbiamo fatto solo tre o quattro allenamenti, ma si vede che c'è tanta qualità. Ovviamente vogliamo fare bene, ma non abbiamo ancora un obiettivo. Vogliamo conoscerci bene, lavorare bene, crescere insieme. Questo è il primo obiettivo della stagione».

NUMERO DI MAGLIA. «All'Udinese avevo il 14, vorrei averlo anche qua se è disponibile».

LA TRATTATIVA. «C'erano alcune big della Serie A, ma ho già spiegato perché ho scelto la Fiorentina. Vorrei ringraziare anche il presidente Commisso e sua madre Catherine. Oltre ai direttori Paratici, Goretti e Ferrari per avermi permesso di essere qui».

A FIRENZE NIENTE EUROPA. «Ho parlato con Paratici e con il mister, vogliono far crescere la società. Il modo in cui vogliono giocare quest'anno mi ha spinto a fare questa scelta. Sono molto contento».

MODULO E DUTTILITÀ. «Da quando sono giovane, ho sempre giocato nel 4-3-3, sempre come mezzala sinistra. È un ruolo che conosco tantissimo. Poi da professionista le cose cambiano, faccio quello che il mister richiede. Posso adattarmi, ma penso che il modulo mi aiuterà».

COSA HA IMPARATO A UDINE. «Quando sono arrivato non mi prendevo tante responsabilità, ho imparato a farlo lì. Poi come dribblare e trovare soluzioni. È anche grazie a loro che sono il giocatore che sono adesso».

UN MIX TRA BELLINGHAM E ZIDANE. «Me lo disse anche in privato (il ds dell'Udinese Gianluca Nani, ndr). Mi fa piacere ma non condivido, glielo dissi. Uno dei miei idoli è Cristiano Ronaldo, nonostante non sia il mio modo di giocare. Un altro è Pogba, anche perché sono francese».

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