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L’estate che verrà. Star fuori dall’Europa (minore) per questa Fiorentina può essere un vantaggio

Finisce l’avventura europea della Fiorentina. Ora manca la salvezza, poi dovrà essere rivoluzione totale

Termina col rimpianto l’avventura europea della Fiorentina. Non tanto per la gara di ritorno col Palace in cui, in fin dei conti, la squadra di Vanoli ha fatto quello che le si chiedeva, quanto per aver sbagliato completamente la partita d’andata, soprattutto nei minuti finali. Non è successo per caso, sia chiaro. Ci si potrebbe anche appellare alla traversa di Fabbian di inizio secondo tempo a Londra, sì. Ma sarebbe l’ennesimo errore di valutazione di un ciclo che, troppo spesso, è stato narrato appellandosi ad alibi che poi hanno generato altri errori che, quest’anno, hanno presentato il conto. E menomale che la rincorsa alla salvezza è andata a buon fine (salvo cataclismi). Per come si erano messe le cose, infatti, era tutt’altro che scontato.

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ERRORI. La Conference League, per format, introiti e appeal, andava giocata, vinta e salutata per sempre. Questo non è successo, o meglio non è successo per la Fiorentina. Poteva e doveva essere un trampolino di lancio per crescere. Una competizione che la Fiorentina ha provato sempre a vincere lasciando tanto in campionato, mancando però sul più bello e fallendo quello step. Inutile riaprire la caccia al colpevole. Tutti hanno avuto le loro responsabilità, chi più chi meno. Anche chi ha contribuito a far passare giocatori normali come straordinari perché capaci di fare gol al Sigma Olomouc, al TNS o al Lech Poznan, salvo poi non strusciare il pallone in Serie A o al cospetto di squadre di medio livello (come il Palace, giustappunto). Giocatori che poi hanno ricevuto lauti aumenti d’ingaggio (Kouame 1,7 milioni, per esempio), che hanno accresciuto il loro peso specifico nel club (Biraghi, Mandragora, Terracciano e altri senatori) alimentando un circolo vizioso che ha portato la Fiorentina alla situazione in cui si trova oggi. Il tutto unendoci una serie di giocatori presi per la necessità di avere una rosa lunga per fare questa coppa, pagati a peso d’oro e che resteranno sul groppone di un club che non potrà far altro che farci degli enormi bagni di sangue economici (Piccoli è l’ultimo caso). Una competizione che non può avere appeal in una piazza che è stata a lungo in ben altri palcoscenici. E sarà colpa dei lavori del Franchi, ma in 4 anni di Conference (60 partite totali) lo stadio è rimasto semivuoto sempre. Salvo che in gare di quarti e semifinali. Comunque, questo è il passato. Il presente impone di fare attente e calibrate valutazioni.

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ESTATE. L’estate che verrà, in tal senso, potrebbe essere una grande opportunità per la Fiorentina. L’anno prossimo ci saranno solo Coppa Italia e campionato (per quanto la salvezza sia ancora da ottenere matematicamente), la rosa potrà essere più ‘scarna’, si spera meno imbottita di quantità ma con più qualità. Non ci saranno viaggi in luoghi sperduti, con ritorni al venerdì a poche ore dalle partite di Serie A. Ci sarà da scegliere un allenatore diverso da Vanoli, a cui vanno i ringraziamenti per quanto fatto, ricordando che lo ha fatto in un contesto anomalo e ‘sotto dimensione’. Non era scontato arrivare dov’è oggi la Fiorentina. Ma per fare uno step verso un’Europa che conta, o almeno quella intermedia, serve altro. Con Vanoli sono arrivati i risultati? Sì, più o meno. Con questa proposta di gioco, però, difficilmente si arriva tra le prime sei e si fa strada nelle coppe. Tutto sarà in mano a Paratici. Anche per il dirigente viola vale il discorso del contesto in cui ha dovuto operare, in cui era difficilissimo portare giocatori a Firenze a gennaio con una Fiorentina ultima e in condizioni quasi disperate. Quest’estate, però, cambierà tutto. O almeno così si spera. Nel recente passato, dalle macerie sono nati i cicli migliori. Dal primo Prandelli al primo Montella, passando per il primo Italiano, infatti, gli ‘anni zero’ sono coincisi con rivoluzioni ben fatte. Questo è quel momento. Guai a sbagliare. In bocca al lupo a Paratici. La missione è chiara: riportare la Fiorentina dove merita, in Europa. Non quella che si è vista negli ultimi 4 anni.

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