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La risalita per la salvezza, contro paure e statistiche. Il giovedì di Conference: impiccio o opportunità?

Due punti con Vanoli, aspettando la prima vittoria. Ma almeno ora la squadra ha un minimo di senso

Oltre la classifica, oltre una vittoria che ancora non arriva, oltre un ultimo posto diventato in coabitazione con il Verona. Anche oltre la storia, che dice che solo il Cagliari nel 2006 riuscì a salvarsi non avendo ancora vinto dopo 12 giornate (aveva 5 punti, arrivò alla fine a 39). Ma la Fiorentina almeno adesso ha un senso. Un senso di squadra. Un voler lottare tutti insieme, oltre le difficoltà. Non è poco, anzi è tanto visto da dove era partito Paolo Vanoli. Due punti in due partite, nello scontro diretto di Marassi appena arrivato e contro la Juve. In tempi in cui bisogna accontentarsi, contano le prestazioni oltre che i punti.
 

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‘PALLADINIANA’. Niente di trascendentale, sia chiaro. Contro la Juve si è vista una Fiorentina più 'palladiniana'. Difesa a tratti ad oltranza, linea bassa, ma anche capacità di soffrire di gruppo e di mandare poi Kean all'uno contro tutti. La condizione fisica dovrà ancora crescere (in tanti hanno finito con i crampi, altro segnale che il lavoro fatto durante la sosta è stato pesante e importante), Vanoli ha già iniziato a chiedere anche più qualità e precisione nelle giocate. Ma qualcosa si è visto. Anche sulle palle inattive, punto dolentissimo della Viola di Pioli. Si riparte da qui.
 

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PER LA RIMONTA. Adesso c'è una squadra che quanto meno si è scrollata di dosso le paure. Che lotta ed è determinata. Serviranno riprove, perché da questi giocatori sono arrivati troppi passaggi a vuoto per considerare già salvifica la cura Vanoli. Ma c'è la sensazione di una squadra di nuovo in corsa. È vero che sono solo 6 i punti in 12 partite, che non è ancora arrivata la prima vittoria. Ma la linea di galleggiamento resta a 4 punti, e la corsa non è da fare con corazzate o squadre che brillano per continuità. Anche la matematica aiuta a comprendere la dimensione dell'impresina che aspetta i viola. "Per arrivare alla salvezza ci vorranno penso un po' meno di 40 punti, ma visto come siamo partiti non è facile", ha detto Vanoli. Presupponendo anche la famosa quota 40 come traguardo auspicabile, sarebbero 34 punti da fare in 26 partite. Qualcosa di enorme per la Fiorentina vista fino a prima della sosta, ma è una media di 1,3 punti a partita. Proiettato sulle 38 giornate sarebbe un rendimento da 49 punti, un trend da metà classifica, insomma. Serve pedalare e mettersi in moto, ma la missione è possibile. Dipende tutto o quasi da che Fiorentina sarà nel prossimo futuro, è evidente. Ma il livello là sotto non è così ingiocabile, ecco.
 

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IMPICCIO O OPPORTUNITA'? In ogni caso, la salita è solo all'inizio. Anche perché domenica la Fiorentina andrà a Bergamo, prima del ciclo contro Sassuolo, Verona, Udinese, Parma e Cremonese che dovrà necessariamente portare ad un'accelerata in classifica. Nel mezzo ci sarà la Conference. Già. Giovedì al Franchi arriva l'AEK Atene. L'impegno europeo in questo momento è un impiccio o può essere un'opportunità? Altre volte, negli ultimi anni, la squadra viola ha saputo prendere slancio dai giovedì di coppa. Provare nuove soluzioni, recuperare fiducia. Sfruttando anche avversari non proprio irresistibili. La sensazione è che Vanoli avrebbe gradito e non poco una settimana intera di lavoro con la squadra, ma comunque contro i greci ci sarà un logico turnover. Anche se non sarà facile, visti anche gli acciacchi. Sugli esterni, tanto per dire, si ripartirà da Parisi e Fortini, coppia che potrebbe giocare anche con l'Atalanta. Davanti Piccoli ha accusato un colpo alla caviglia ed è in dubbio, possibile chance per Dzeko. Mentre in difesa logico aspettarsi Comuzzo e Viti.
 

DA VINCERE. Insomma, i titolari per il campionato, come giusto che sia. Anche se la Fiorentina il jolly nella League Phase se l'è già giocato perdendo a Mainz. Sei punti dopo tre partite, in realtà le proiezioni dicono che con 11-12 punti ci si qualifica tra le prime otto (l'anno scorso il 'taglio' ci fu proprio a 11 punti). Per questo tenere la spina attaccata contro i greci è importante. Intanto perché questa squadra non può permettersi in generale altri passaggi a vuoto. È un gruppo in ricostruzione, che deve crescere dando segnali di conferma. Ha già lasciato molto a desiderare dal punto di vista dell'atteggiamento, prima che tecnico-tattico. E sa che abbassare la soglia di attenzione intaccherebbe quella fragile linea di fiducia concessa dai tifosi (che hanno cantato "Vi vogliamo così" dopo la Juve). Vincere non è proprio un'abitudine da queste parti, farlo intanto con l'AEK non sarebbe male. Dando spazio a chi ha giocato meno e deve ritrovare fiducia, allargando il gruppo degli 'impiegabili' nel tour de force fino a Natale. Impiccio o no, c'è una gara da giocare che va onorata e possibilmente vinta. Anche perché, pur essendo giusto non guardare troppo avanti, in primavera la Conference diventerà poi un'altra competizione. E lì, sperando nel frattempo di esser sopra la zona calda in campionato, potrebbe trasformarsi in un'insperata ancora di salvezza per una stagione fin qui disastrosa.


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