La disfatta di Zenica penalizza anche la Fiorentina: Pongracic unico viola in America? Sarebbe record negativo
Dalla riapertura delle frontiere nel 1980, la Fiorentina ai Mondiali è sempre stata rappresentata da almeno due suoi calciatori
La disfatta di Zenica ha terremotato – per la terza volta in otto anni, come in un eterno ritorno dell’uguale – il sistema calcio italiano. Il processo ai responsabili della terza esclusione consecutiva dai Mondiali è già iniziato, tra dimissioni in blocco, richieste di riforme strutturali e il solito inevitabile valzer di nomi per rifondare un movimento ormai in crisi permanente. Il fallimento riguarda sì la Nazionale, ma non può che coinvolgere a cascata e con effetto immediato anche tutto ciò che vi è sotto, a partire dai club della Serie A. Tra cui la Fiorentina, che con la sua rosa fortemente italiana – in netta controtendenza rispetto alle rivali – vede calare drasticamente il numero dei suoi potenziali rappresentanti nella massima rassegna del calcio mondiale.
VETRINA. Se osservati dall’ottica delle squadre di club, infatti, i Mondiali sono soprattutto una vetrina formidabile. Bastano poche partite giocate ad altissimi livelli, magari contro qualche big o nelle fasi finali della competizione, per lanciare giocatori sulla ribalta mondiale e farne impennare la valutazione. La Fiorentina conosce molto bene questa dinamica, vedasi ad esempio il caso più recente di Amrabat, grande protagonista della cavalcata del Marocco in Qatar nel 2022. I dividendi furono immediati: occhi delle big di tutta Europa addosso e prezzo del cartellino schizzato alle stelle. Già nel gennaio del 2023 – il mondiale si disputava tra novembre e dicembre – il Barcellona arrivò ad offrire un prestito con obbligo di riscatto a 40 milioni per assicurarselo, ma il club gigliato decise di fare muro (se si guarda soltanto al lato economico, non una scelta felice). E chissà cosa ne sarebbe potuto essere di Kean…
SOLO UN VIOLA AL MONDIALE. Tornando al presente, va sottolineato come nella sosta appena terminata la Fiorentina abbia offerto soltanto tre suoi giocatori alle nazionali maggiori: Kean all’Italia, Pongracic alla Croazia e Balbo al Venezuela. Come gli Azzurri, anche la rappresentativa sudamericana non si è qualificata ai prossimi Mondiali. Verosimilmente, l’unico alfiere viola in America sarà quindi il difensore croato. Se si guarda al resto della rosa, gli unici potenzialmente convocabili – tra quelli con almeno una presenza in nazionale maggiore – sono De Gea e Gosens, ma entrambi sono da tempo fuori dal giro delle rispettive selezioni. Resta Dodo, chiamato una sola volta dal Brasile nel novembre 2024 ma mai in campo e finora mai preso in considerazione dall’attuale ct Ancelotti. Le sue speranze, a meno di sorprese, sembrano ridotte al lumicino.
RECORD NEGATIVO? La sola presenza di Pongracic andrebbe eventualmente a segnare un record negativo nella storia della Fiorentina: dal 1982, anno del Mondiale spagnolo, il primo dopo la riapertura delle frontiere nel calcio italiano, la truppa gigliata ha sempre potuto contare su almeno 2 elementi. Il record risale proprio al ‘Mundial’, dove i viola presenti erano 6 (Vierchowod, Antognoni, Massaro, Graziani e Galli nell'Italia e Bertoni nell’Argentina). La Fiorentina aveva appena visto sfumare il terzo scudetto all’ultima giornata e gli Azzurri si sarebbero laureati campioni del mondo per la terza volta nella loro storia: decisamente altri tempi.
I PRECEDENTI. Sul podio ci sono le edizioni del 1998 (5 viola: Toldo e Cois nell’Italia, Batistuta nell’Argentina, Edmundo nel Brasile e Oliveira nel Belgio) e l’ultima del 2022 (4 convocati: Amrabat nel Marocco, Jovic e Milenkovic nella Serbia e Zurkowski nella Polonia). Sono invece cinque le occasioni in cui i calciatori gigliati al mondiale sono stati solo 2: nel 1986 (Galli nell’Italia e Passarella campione con l’Argentina), nel 1994 (Batistuta nell’Argentina e Effenberg nella Germania), nel 2002 (Di Livio nell’Italia e Nuno Gomes nel Portogallo), nel 2006 (Toni campione con l’Italia e Ujfalusi nella Repubblica Ceca) e nel 2018 (Badelj nella Croazia e Milenkovic nella Serbia).
IMPOVERIMENTO. Sicuramente pesa la già accennata presenza di tanti italiani in rosa: se l’Italia si fosse qualificata, oltre all’inamovibile Kean, avrebbe sicuramente potuto provare a giocarsi le sue carte per una convocazione anche Fagioli. E chissà se elementi come Ndour e Parisi, dando seguito al loro ottimo periodo di forma, avrebbero potuto mettere in difficoltà l’ormai ex ct Gattuso. Problema che non si pone, con azzurri e azzurrabili che guarderanno tutti il Mondiale dal divano. Il problema, piuttosto, se lo dovrà porre la Fiorentina, che dovrà interrogarsi sull’impoverimento della sua rosa – non sarà la sola – ed escludere il Mondiale come potenziale fonte di approvvigionamento di risorse da reinvestire su un calciomercato che la vedrà giocoforza protagonista di una profonda ricostruzione.



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