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Kean, il tesoretto svanito e la verità che resta

Il Mondiale avrebbe potuto rilanciare valore e prospettive del centravanti viola. Saltata quella vetrina, adesso conta solo la sua reazione

E così anche la Fiorentina ci perse. L'esclusione dell'Italia dai Mondiali ha creato e creerà dei disagi economici, sociali nonché culturali al nostro paese, che non compete alla massima competizione globale da 12 anni. E chissà quanti anni ancora dovranno passare prima di rivedere gli Azzurri alla Coppa del Mondo… 

Sono lontani i tempi di Antognoni e Baggio, per citare due dei più grandi numeri dieci della storia calcistica del Bel Paese e della storia gigliata. Ma la Fiorentina, nonostante una stagione orribile, continua - nel suo piccolo - a portare giocatori di rilievo al selezionatore di Coverciano. Gattuso si è ciecamente affidato, così come aveva fatto Spalletti, a Moise Kean, attaccante che anche a Zenica ha gonfiato la rete, a differenza dell'"emigrato" Retegui. Il numero 20 viola, tuttavia, adesso sconterà una delusione amarissima, data da un'eliminazione nonostante due reti consecutive (già contro l'Irlanda del Nord era stato decisivo per chiudere i conti). 

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Adesso la testa dovrà necessariamente tornare a Firenze, con un obiettivo, però, molto differente. Una lotta per la salvezza non vale certo una finale per qualificarsi ai Mondiali. Ma d'altronde, la sua dimensione, così come quella del club di Commisso jr, per non parlare di quella della FIGC è questa. Non esistono attenuanti.
Avere il proprio numero 9 a una Coppa del Mondo, oggi, significa garantirsi una vetrina globale e tenersi in mano un patrimonio tecnico ed economico da spendere in estate. Per la Fiorentina, l’eliminazione dell’Italia pesa anche sotto questo aspetto: qualche gol negli Stati Uniti avrebbe potuto riavvicinare Kean a quei 62 milioni della clausola, restituendo valore a un centravanti che invece, col passare dei mesi, ha smesso di spostare davvero gli equilibri.

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Ma il punto, adesso, è un altro. Perché sarebbe troppo comodo ridurre tutto a un tesoretto sfumato o a una cessione mancata. Il futuro di Kean non è ancora stato deciso, e soprattutto non può essere deciso dal mercato prima ancora che dal campo. Se resterà a Firenze, dovrà farlo con il peso di questa doppia delusione sulle spalle e con l’obbligo di trasformarla in una risposta. Niente alibi, niente attenuanti, niente nostalgie per ciò che era sembrato potesse diventare. Solo una strada possibile: tornare ad essere il centravanti feroce, dominante e decisivo intravisto un anno fa. Altrimenti, più che un rimpianto economico, Kean rischia di diventare il simbolo perfetto di una Fiorentina che promette, illude e poi si ferma sempre un passo prima di contare davvero.

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