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Il senno del poi, l’incapacità di prevenire e le toppe sempre peggiori del buco

Dentro la crisi della Fiorentina. E la luce in fondo al tunnel si allontana nuovamente dopo il tonfo con l'AEK

Non resta far altro che sperare. Anche se, a dire il vero, non si sa neanche più bene in cosa. Il tonfo interno con l'AEK Atene ha rimandato la Fiorentina nel tunnel. Non tanto perché si è complicato anche il cammino in Conference, che poteva rappresentare la speranza, per quanto di per sé molto flebile, di provare a vincere un trofeo e, in quel modo, raddrizzare la stagione, ma quanto perché in virtù di quello che si è visto coi greci il rischio baratro è tornato a far paura. I mattoncini messi lì con Genoa e Juve sembrano già lontani nel tempo. Con l'AEK si è rivisto tutto il brutto di questa Fiorentina: fragilissima dietro, incapace di fare gioco in mezzo al campo e aggrappata alla speranza che Kean faccia qualcosa davanti. Altrimenti è morte (sportiva) annunciata.  

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SENNO DEL POI. E ok, sì, avevamo sbagliato. O almeno chi pensava che questa squadra fosse stata migliorata e che fosse stata costruita per vincere. Molti sono stati abbagliati dai proclami di Pioli, Pradè e i protagonisti stessi. Val bene ricordare che tutta l’estate sono stati calciatori e dirigenti ad aver alzato enormemente le aspettative, tutti. A cui molti sono andati dietro. D’altronde, vedendosi in allenamento ogni giorno, se ne sarebbero accorti se invece di allenarsi a buoni ritmi avessero fatto una preparazione sottotono, no? Qualcuno, da intendersi come giocatori e/o dirigenti, si sarebbe dovuto accorgere che le richieste del tecnico erano poco calzanti con le qualità di questa squadra, no? E in caso, perché annunciare di voler lottare per la Champions? E, ripetiamo, lo hanno detto quasi tutti i giocatori, non solamente Pioli. Questa Fiorentina non era una big, aveva fatto anche troppo l’anno scorso a raggiungere quei punti, così come quelle precedenti avevano fatto anche troppo raggiungendo settimi e ottavi posti, ma soprattutto facendo (e perdendo) tre finali. Col senno del poi potrebbe apparire facile. Qualcuno starà anche pensando ‘lo avevo detto io’. Sarebbe superfluo riaprire la discussione su Italiano, Palladino, Pioli, Pradè, sul Comune e il Franchi, questo e quell’altro. Il vero problema è che la forza di una società la si vede nella capacità di prevenire, di pensare in maniera calcistica ad eventuali scenari e a farsi trovare pronti (davvero, non solo con gli slogan) in caso di avversità. 

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INCAPACITA’ DI PREVENIRE. Questa Fiorentina non era una big, così come non è una squadra da ultimo posto in Serie A e metà classifica in Conference. Facile dirlo oggi, no? E infatti, chi ha allestito questa squadra ha speso 90 milioni di euro di acquisti in estate (non è il saldo tra entrate e uscite, chi se ne frega del conto entrate/uscite), ha rinnovato contratti che valgono il settimo monte ingaggi in Italia per giocatori che, ad oggi, non sarebbero mai rivendibili per le cifre che guadagnano e che non mettono insieme due passaggi di fila. Che il centrocampo con cui era iniziata la stagione fosse carente lo avevano capito tutti, detto in molti, non chi lo ha costruito. Tra l’altro, dopo aver sbagliato mercati precedenti coi vari Richardson (10 milioni, mai visto). L’altro grosso problema, insomma, è non essersi resi conto dei limiti tecnici e caratteriali dei giocatori che già c’erano e di quelli che via via sono stati comprati (anche a cifre esose). Esempio: l’anno scorso quasi tutti hanno reso molto di più di quelle che erano le loro potenzialità. E una dirigenza forte, capace di prevenire, lo capisce prima. Lo deve capire prima, sennò ha sbagliato mestiere. E potrebbe essere un caso quanto accaduto quest’estate, peccato che non fosse successo niente di troppo meglio nelle precedenti quando, tuttavia, era stato trovato un tecnico che fu capace di cavare il proverbiale sangue dalle rape. Ma, come detto, è inutile ribadire le rose con cui giocava Italiano (quasi tutti quei giocatori sono spariti e o hanno fatto malissimo nelle esperienze successive), così come meriti e demeriti di Palladino. 

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TOPPE PEGGIO DEL BUCO. Ecco, Palladino, che domenica sarà sulla strada della Fiorentina da avversario. Forse lui aveva davvero capito limiti e potenzialità di questa rosa (più o meno è la stessa di quest’anno), ma anche questo è argomento che lascia il tempo che trova. La figura cacina che Palladino ha fatto fare a dirigenza e proprietà dopo quella conferenza stampa, con dimissioni al giorno successivo in cui era stato definito da Commisso ‘come un figlio’, è la fotografia di come sia nata questa nefasta stagione. Non soltanto per il modo goffo con cui si è articolata quella situazione, non troppo differente da quella Gattuso,  quanto per l’impreparazione di questa società nel gestirla. Da lì in avanti sono arrivati solo errori, grossi enormi, uno dietro l’altro, a cascata. Le classiche toppe peggiori del buco. E poi, un consiglio non richiesto: basta dare alibi: e i lavori al Franchi, e le pressioni e i tifosi, e questo e quell’altro…In questo momento, tra l’ultimo posto in classifica e le prestazioni fornite, è già tanto se la gente spende ancora dei soldi per vedere questi scempi (non capitati per caso, come detto sopra). 


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