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Il Blog dei Tifosi - Stadio Franchi: perché possiamo essere soddisfatti

Valerio spiega perché vede di buon occhio e si auspica la riuscita del progetto di restyling del Franchi

Cari amici viola, l’arduo scopo di questo scritto è cercare di gettare un raggio di luce su una vicenda oscura che ha una storia più travagliata del processo verso l’Unità d’Italia, crea più divisioni e polemiche del 25 aprile ogni anno, genera scontri politici degni della Rivoluzione francese e alcuni episodi hanno addirittura varcato i confini nazionali venendo infine coperti dal segreto di Stato (neanche John Le Carrè si sarebbe spinto a tanto nei suoi romanzi).

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Si potrebbe andare avanti ma ormai avrete capito che stiamo parlando dello stadio Comunale di Firenze alias Franchi alias Berta (nemmeno il nome ha avuto pace in questi 90 anni di vita).

Ho volutamente tralasciato gli aspetti economici e le loro implicazioni (stadio di proprietà vs stadio pubblico vs stadio misto pubblico-privato con concessione pluriennale) sia perché non ho sufficienti conoscenze, sia perché sarebbe noioso per molti lettori e infine perché voglio concentrarmi sull’essenza dell’infrastruttura stadio.

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Quando avevo all’incirca 10 anni incominciai ad avere coscienza di cosa fosse uno stadio.

Era il 1989 e andai con mio papà e un suo amico interista a vedere l’ultima di campionato a Milano. La Fiorentina perse 2-0 e l’Inter del Trap vinse lo scudetto.

Non ci restai troppo male, in fondo quello era uno squadrone, inoltre rimasi affascinato da quello stadio enorme gremito di gente in cui erano ancora in corso i lavori di ammodernamento per i mondiali del 1990. Nello stesso periodo a Firenze stavano "ammodernando" il Franchi, guardando oggi le foto del prima e del dopo saltano subito agli occhi le storture e l’accozzaglia di interventi effettuati senza la minima ricerca di un risultato finale armonioso.

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Crescendo mi rendevo sempre più conto dell’inadeguatezza del Franchi rispetto a molti altri stadi (in genere europei). Con gli anni il malessere aumentava fino a raggiungere punte di sofferenza indicibili nel vedere la squadra a strisce di Torino costruirne ben due nuovi nell’arco di soli vent’anni.

Perciò quando si incominciò a parlare di nuovo stadio, con una girandola di plastici e archistar, passando da Castello alla Mercafir e sorvolando la pista dell’aeroporto di Peretola pensavo che in un modo o nell’altro un bello stadio nuovo da qualche parte sarebbe sorto per la gioia di noi viola.

Invece tutto all’improvviso cessò, come quando ci si risveglia da un bel sogno e si scopre anche che è quasi ora di alzarsi.

E allora ecco spuntare il concorso di idee per il restyling (secondo alcuni rabbercio) del Franchi. Non nascondo che in un primo momento non fui affatto felice, rimpiangevo ancora il sogno di un novello Allianz arena in salsa gigliata.

Poi incominciai a seguire la vicenda per il semplice fatto che altro non c’era. Si parlava tanto di Nervi e dell’aspetto storico artistico dell’opera - essendo il sottoscritto ingegnere civile conosco bene il valore dell’opera di Nervi: quello che a tutti sembra una banale pensilina in calcestruzzo armato nel 1930 era una follia, ricordiamoci che all’epoca le tecnologie dei materiali non erano sofisticate come oggi e i calcoli si facevano con il regolo di legno, le scale elicoidali su cui si fa tanta ironia sono degli elementi strutturali molto arditi per l’epoca che diventano un pregio architettonico.

Un po’ come le motociclette senza carena che lasciano in bella mostra il telaio con le saldature impeccabili. Chiunque abbia studiato da geometra o ingegnere quando arriva al capitolo del calcestruzzo trova almeno una foto del Franchi - ma io da tifoso me ne infischiavo.

Poco per volta, guardando e riguardando le foto dello stadio durante le fasi di costruzione oppure le vecchie foto di squadra con la perenne presenza della torre di maratona sullo sfondo, ho incominciato a identificare quella struttura, nonostante l’attuale aspetto obsoleto e fatiscente, come un elemento distintivo della Fiorentina.

Chi tifa Fiorentina non lo fa perché si aspetta di vincere qualcosa ogni anno, lo fa e basta. È una fede, ed il tempio deputato a professarla è, piaccia o no, lo stadio Franchi. Perché è un luogo di ricordi che partono dagli albori - con Luigi Ridolfi che prima fondò la Fiorentina e poco dopo riuscì a lanciare un’iniziativa che avrebbe portato alla costruzione di uno stadio senza eguali in Italia e forse in Europa (all’epoca andavano ancora per la maggiore le pensiline metalliche con i puntoni in mezzo alle tribune) - fino ai giorni nostri.

Generazioni di tifosi sono passati da quello stadio (probabilmente anche nipoti e pronipoti dei carpentieri che hanno imprecato quando dovevano casserare e posare quelle armature così particolari) o lo hanno anche solo visto guardando le partite in televisione.

Tutto è partito da li. Che senso avrebbe per noi uno stadio iper-moderno che se lo metti a Dubai piuttosto che alla periferia di Monaco oppure a Shangai non fa differenza? Sarebbe solo un contenitore senz’anima e senza una storia da raccontare.

Inoltre una posizione necessariamente periferica (possibilmente vicina a uno svincolo autostradale) lo renderebbe il classico non-luogo tipico dei grandi centri commerciali, senza una vita del quartiere, senza un legame con la città che rappresenta.

Quando finalmente dal concorso di idee è emerso il vincitore in un primo momento sono rimasto un po’ perplesso, ma vedendo le altre proposte mi sono detto che forse era il meno peggio. Alcune sembravano enormi vasche da bagno infilate all’interno dello stadio, a quel punto tanto valeva demolirlo, sarebbe stata una fine più dignitosa.

Guardando nel dettaglio i pochi documenti disponibili, il progetto vincitore adotta le soluzioni più semplici e logiche e sfrutta al massimo la struttura originale del Franchi. Le nuove curve Fiesole e Ferrovia sono ampie e lineari.

La pianta della copertura permette di proteggere dalle intemperie, oltre ovviamente ai tifosi, anche tutte le parti dell’opera. Pertanto tutta la struttura originale che sarà oggetto di restauro, e che è stata esposta a pioggia e cicli di gelo-disgelo per 90 anni, ne trarrà notevole giovamento senza tornare ad apparire degradata in pochi anni.

Va ricordato che la progettazione ha dovuto rispettare le norme UEFA e tutto sarà ricostruito seguendo standard moderni. Si poteva fare di più e meglio? Probabilmente sì, ma con vincoli da rispettare così rigidi ne è comunque venuto fuori un progetto valido.

Eppure penso sempre a cosa avrebbe potuto dire oggi l’ing. Nervi. Conoscendo il suo modo di lavorare e pensare in maniera estremamente razionale e pragmatica, forse avrebbe detto che "il ciclo di vita per cui è stato progettato lo stadio si è esaurito".

Ma non lo sapremo mai. Per concludere mi auguro che vengano trovati tutti i finanziamenti mancanti in breve tempo per poter completare il progetto nella sua totalità. Dopo quasi un secolo sarebbe ora che i tifosi avessero un tetto sulla testa, delle curve vicino al campo di gioco e dei servizi all’altezza del XXI secolo.

La città di Firenze e la Fiorentina invece meritano una struttura nuova e funzionale ma dotata di un’identità storica, sportiva e architettonica come pochi altri possono vantare.

di Valerio S.


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