Il Blog dei Tifosi - Il Tulipano Viola
Dal sogno Champions all'incubo retrocessione, tra fallimenti, rimpianti e la speranza che il miracolo del Centenario faccia sbocciare un nuovo futuro
Quest'anno, uno sforzo incredibile di fede calcistica è stato richiesto ai tifosi della Fiorentina. Vedere una squadra che era stata costruita per lottare per la Champions League naufragare in fondo alla classifica non è qualcosa che succede ogni giorno. Anzi, il caso della Fiorentina è abbastanza unico, in negativo.
A volte può anche succedere il contrario. Una squadra senza pretese, con budget ridotto, che scova alcuni giocatori sconosciuti prima che si rivelino fortissimi, con un allenatore che sa esattamente come metterli in campo. Uno degli esempi recenti più famosi è l'Atalanta di Gasperini, circa dieci anni fa, che aveva iniziato il campionato con l'obiettivo di salvarsi, e che a fine stagione era arrivata quarta qualificandosi in Champions League. Il caso del Leicester di Claudio Ranieri è anche famoso in questo senso: partito per mantenere la categoria, aveva vinto la Premier League nello stupore generale.
E noi tifosi viola ci chiediamo allora perché una tale cosa non ci capita mai a noi? Perché la Fiorentina, in un passato recente, non è mai riuscita a fare ciò che l'Atalanta e il Leicester hanno fatto? Una cosa che accomuna quei due esempi citati è l'assenza di pressioni da parte di ambienti abituati a lottare per non retrocedere. Quando i tifosi si aspettano di vedere la squadra per la quale tifano quindicesima, e che invece è quinta, quarta, o prima, rimangono un po' a bocca aperta, gli occhi colmi di lacrime di gioia e di felicità, con un unico desiderio, quello di non risvegliarsi da quel sogno.
Allora che per noi tifosi viola, essere sesti, settimi o ottavi l'anno scorso non ci faceva sognare molto, soprattutto che, nonostante i risultati relativamente buoni, avevamo questa sensazione di non divertirci guardando una squadra che troppo spesso lasciava l'iniziativa agli avversari. Questa strategia funzionava bene contro le cosiddette ‘big’ (grazie ad alcuni giocatori chiave in forma strepitosa, come Kean, Gosens e De Gea), e falliva puntualmente contro squadre in lotta per non retrocedere.
Però, ora, un anno dopo, quanto avremmo pagato per essere sistemati nella tranquillità di un settimo o ottavo posto, invece di avere quest'angoscia profonda di dover giocare contro la Carrarese, l'Empoli e la Juve Stabia la prossima stagione? Molto credo, e anche se ci salviamo, non dimenticheremo presto questa stagione, e non penso che nei cinque o dieci prossimi anni anche i tifosi più esigenti penseranno a fischiare di nuovo una Fiorentina sistemata al sesto, settimo, ottavo posto.
Perché, quest'anno, abbiamo conosciuto l'inferno calcistico: quando tutto va storto in una squadra che non può più neanche considerarsi tale. Undici giocatori che corrono (o camminano) senza meta in campo, facendo sembrare ogni avversario come il Real Madrid, e giocatori sconosciuti come fenomeni. Poi, quando compriamo questi "fenomeni" che ci hanno fatto gol (come Piccoli l'anno scorso, e Fabbian quest'anno), dopo due partite li chiamiamo già brocchi. Date questi giocatori a Gasperini ad esempio, e possiamo scommettere che sembreranno fenomeni.
L'idea è che i veri fenomeni sono rari, oramai. Ci sono giocatori buoni, che rendono se giocano al buon posto in campo, se la strategia adottata dall'allenatore si addice alle loro caratteristiche, e soprattutto se la squadra in campo è unita e che il suo stato d'animo è buono. Lo stato d'animo della Fiorentina quest'anno non può essere buono, e non lo sarà fino alla fine della stagione. Perché anche se, incrociamo le dita, la Fiorentina inizia a vincere parecchie partite di fila, arriverà al meglio al decimo, dodicesimo posto, e sarà comunque un fallimento. L'unico modo per salvare la stagione è di mantenere la categoria e, allo stesso tempo, di vincere la Conference League, cosa molto difficile, perché ogni avversario dà tutto in campo, e tutti sanno di giocare contro una squadra molto insicura.
Per andare avanti in Conference League, ci vorrà moltissima grinta, concentrazione, e anche un po' di fortuna. Nessuna squadra è scarsa, anche quelle con nomi difficili da pronunciare e budget ridottissimi, il Celje insegna. La Conference League è ormai l'ultimo dei pensieri di molti tifosi, però, secondo me è l'unico modo per questa squadra di conservare un po' di dignità: la speranza di trasformare una stagione fallimentare in qualcosa di inaspettatamente positivo. Però, finché non usciamo dalla Conference, non sapremo se questa stagione rimarrà amara, o se potrà, all'improvviso, diventare dolce. Ricordiamo che vincere la Conference League (e salvarsi in campionato) vorrebbe dire qualificarsi all'Europa League l'anno prossimo, avere più soldi da spendere durante il mercato estivo, continuare a risalire il ranking UEFA...
Per quelli che sognano di tornare un giorno in Champions League, abbiamo interesse a farlo con un coefficiente UEFA alto, per evitare di fare la fine del Bologna l'anno scorso, o del Napoli quest'anno. Personalmente, non mi scorderò mai dei gol di Gilardino e Jovetic in Champions League, e, nonostante la stagione fallimentare, è il mio sogno tornarci, e prendere la nostra rivincita contro squadre come il Bayern Monaco contro chi avevamo ingiustamente perso. Però, tra quel sogno e la realtà, c'è la salvezza da conquistare (non c'è più un punto da buttare via), e c'è da andare avanti in Conference League (dove nulla è scontato).
E c'è il mistero di Fabio Paratici che ha accettato di venire a guidare la Fiorentina, nonostante la posizione catastrofica in classifica. E, si può essere sicuri di una cosa: per le stagioni successive, se riusciamo a mantenere la categoria, l'ambizione di Fabio Paratici non potrà certamente limitarsi ad ottenere la salvezza. Come i tifosi, Paratici sogna probabilmente di tornare a lottare per le posizioni alte di classifica.
Per spuntare e fiorire, i tulipani hanno bisogno di un lungo periodo di freddo. E quando spuntano, la leggenda dice che appaiono e fioriscono da un giorno all'altro, all’improvviso. Forse, per la Fiorentina e per i tifosi viola, questi sei mesi di sofferenza calcistica sono stati come un inverno gelido, un vento glaciale che batte la campagna neerlandese. Abbiamo perso un uomo con un grande cuore che amava la Fiorentina, Rocco Commisso. E abbiamo anche fatto un bagno gelido d'umiltà, imparando a non criticare sesti posti, e allenatori come Vincenzo Italiano e Raffaele Palladino (che erano, nonostante alcuni errori, giovani e promettenti).
Cerchiamo di non rifare questo errore con Paolo Vanoli, che ha ereditato una situazione non causata da lui. Quando una squadra (o una persona) perde fiducia nei suoi mezzi, il processo di guarigione è molto lungo. Dobbiamo sperare che sotto terra, piccoli bulbi di tulipani viola abbiano ricevuto una tale quantità di pioggia, grandine e neve, che, appena farà un po' più caldo, la loro fioritura sarà eccezionale e incredibilmente intensa.
Chissà che non sia quello il miracolo del Centenario. Farci credere che la Fiorentina sta morendo, per poi rinascere quando nessuno se l'aspetta più. Un veliero che all'improvviso gonfia le vele, una fenice che dalle sue ceneri ritrova vita e gioventù. Un tulipano viola che non c'era il giorno prima, che all'improvviso appare e sboccia illuminando lo sguardo dei tifosi.
di Erik Vincenti Zakhia
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