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Paolotto commenta la recente lettera del presidente Commisso, ed esterna le sensazioni che questa si è lasciata dietro

Dopo aver riletto a mente fredda l'ultima lettera del presidente, mi sto convincendo che hanno poco senso pratico le nostre discussioni su chi sarà il nuovo allenatore, su quali giocatori confermare e quali sostituire, sulla necessità di cambiare direttore sportivo.

Sarebbero tutte decisioni che dovrebbero poggiare su un'idea di sviluppo futuro che a me pare che manchi del tutto. Questo è il vero limite che rende nebuloso il nuovo ciclo che necessariamente si aprirà al termine di questa stagione.

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Pare che, almeno in questo momento, alla proprietà non interessino i risultati sportivi se non in via di assoluta genericità.

Si vuole solo procedere senza scosse, rifuggendo da ogni scelta che non sia stata attentamente soppesata nelle sue conseguenze sul piano economico. Intendimento saggio, quest'ultimo, ma  esso però non escluderebbe la scelta di vie  coraggiose, se vi fossero un'idea programmatica e sufficienti capacità realizzatrici.

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Penso, per esempio, a un disegno di medio periodo incentrato su una squadra giovane, da costruire nel tempo grazie ad un allenatore disposto a spendersi in questo senso e a un direttore sportivo dall'occhio acuto e capace si spaziare su vasti orizzonti.

Ma c'è poco da fare, è sempre più chiaro che non c'è questa volontà.

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Si galleggia perché si vuole galleggiare, la strategia è ormai evidente ed è confermata  dalla lettera del presidente. In quella lettera, che peraltro ha anche spunti condivisibili e contiene la giusta rivendicazione di alcuni meriti che vanno riconosciuti, manca ogni ideazione di un futuro.

Ed  è questo che deprime. L'unico obiettivo indicato con chiarezza è quello di non voler correre il rischio di un fallimento. Per il resto, vi è solo l'auspicio generico e di maniera  di “fare meglio”, ma fra le righe emerge implicitamente anche un “se sarà possibile.

Certo, nessuno chiede l'impossibile.

Ma, in funzione di questo intendimento di  migliorarsi, non viene detto nulla riguardo alle azioni che si vogliono attuare. Non solo se ne tace nella lettera, ma anche nei fatti quotidiani non si scorge nulla che possa dare un'idea di un'azione finalizzata a una crescita dei risultati sportivi.

Se poi di queste azioni  dovessimo cercare degli indizi nell'intervento epistolare del presidente, allora cadrebbero le braccia laddove si legge: “Con il mercato di gennaio abbiamo voluto migliorare questo gruppo e, come sempre, saranno i risultati a parlare a fine stagione”.

Detto così, si dovrebbe intendere che, pur rimandando la verifica a fine campionato, c'è la convinzione di aver migliorato la rosa.

Ma quella rosa, che si è voluta migliorare, aveva raggiunto la quarta posizione. Quindi, se volessimo giocare con le parole, dovremmo dire che  la valutazione a fine corsa dovrà essere conseguente.

Arriveremo terzi, ora che ci siamo procurati altri due “capitani” (parole, queste, del direttore generale)  in aggiunta a quello che avevamo? Oppure, si dovrà ammettere che quel quarto posto era stato il frutto di circostanze fortunate, e irripetibili nonostante il dichiarato rafforzamento della rosa.   

Il proprietario ha già detto che decide lui se i risultati vanno bene o meno,  e quindi potrà capitare che gli vadano sicuramente sempre bene, dal momento che tutto pare svolgersi secondo le sue direttive fin nei minimi particolari, attraverso l'opera esecutiva dei suoi collaboratori di fiducia.

Questi ultimi, se si limitano a eseguire le disposizioni superiori, saranno sempre esenti da colpe proprie, e così resteranno sempre ben saldi al loro posto come lo sono stati in questi cinque anni. Ammetto che il mio sogno sullo scudetto del Centenario vacilla, ma assicuro che non crolla.

di Paolotto


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