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Gilardino: "Voglio segnare ancora: punto ai 200 gol. Che emozione ad Anfield"

Ancora ai box per infortunio, Alberto Gilardino. Ma la voglia di non smettere. Si racconta così l'ex viola alla Gazzetta dello Sport:

Alberto, dieci mesi senza gioie in A. Era il 15 maggio 2016, Palermo-Verona 3-2. Le manca il gol?

«Tantissimo. Il gol è la mia droga. Cerco di non farne una malattia, però, e guardo avanti».

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Con il Palermo era andato in doppia cifra. Poi il passaggio all’Empoli: cos’è successo? «A Palermo sono stato benissimo e sarei rimasto, ma il rapporto con il presidente non era semplice.

Volevo più serenità. Ho avuto la possibilità di andare a Empoli, ma è stato un errore. Non c’entravo nulla con il gioco dell’Empoli. Pensavo che avrebbero cercato di sfruttare le mie caratteristiche. Ma non è successo. È stata una scelta sbagliata mia e loro».

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E a gennaio è andato a Pescara.

«Oddo mi ha voluto fortemente. Però io mi sono fatto male alla prima partita e lui è stato esonerato. Ci tenevo a far bene, a ringraziare in campo il presidente Sebastiani, a rimettermi in gioco. Spero di rientrare in tempo per fare qualcosa di buono.

Anche Zeman mi ha fatto capire di puntare su di me».

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Perché lasciò il Milan? «Non sentivo più la fiducia, si era rotto qualcosa nonostante avessi segnato parecchi gol. La società comprò altri attaccanti e io decisi di andare a Firenze».

È soddisfatto di quello che ha ottenuto?

«Sì, ma il mio cammino non è compiuto. Dentro di me ho il desiderio di giocare ancora. Spero di trovare una squadra che mi dia fiducia. Sono vicino ai 200 gol in Serie A: posso centrare questo traguardo. Per adesso sono a 188 insieme a Del Piero e Signori.

E ho davvero la voglia di lasciare un segno ancora più profondo».

È giusto ricordare che anche la sua vita ha avuto una svolta importante. «Nel 2001 rischiai di annegare dopo un incidente. Per fortuna restai lucido e aiutai anche tre amici a uscire dall’auto.

Ho sempre pensato che ci sia stato un intervento divino».

Quale gol mette in cornice? «Ne scelgo tre. Quello al Manchester nella semifinale di Champions del 2007, ricordo il boato di San Siro. Quello ad Anfield con la Fiorentina, ricordo il silenzio degli inglesi.

Quello al Mondiale contro gli Usa, ricordo una gioia infinita».

Il violino dov’è? «Bello pronto per essere tirato fuori. Non vedo l’ora».

Alberto, devo chiederglielo: chi glielo fa fare? «La passione per il calcio, l’amore per il gol.

E lo sport ti fa stare bene. Giocherò ancora. Segnerò ancora».

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