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Franchi, e ora? Il dialogo con Roma, l'ipotesi del mutuo e la chimera del privato

Le quattro opzioni sul tavolo per completare i lavori dello stadio Franchi

Il Consiglio di Stato, l’intervento dei privati, l’accensione di un mutuo o, come auspica ancora il sindaco Nardella, la via diplomatica. Come scrive il Corriere Fiorentino, le strade per arrivare ad avere la copertura finanziaria dell’intero progetto Franchi sono queste.

Ma via via che passa il tempo, ognuna di loro sembra sempre più stretta. L’ottimismo ostentato sul ricorso al Tar infatti è stato spazzato via dalla sentenza, anche se il sindaco Nardella continua a puntare forte sul «modello Venezia».

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A Venezia, in seguito alla prima bocciatura dello stadio all’interno del «Bosco dello Sport», il sindaco veneto Brugnaro infatti si vide finanziare da Roma lo stesso progetto con un assegno da 93,5 milioni dopo che dal piano degli interventi erano state tolte le componenti commerciali e incrementate le funzioni culturali.

Nardella dal canto suo avrebbe in testa 2-3 progetti di rigenerazione urbana da far finanziare a Roma, ma le risposte sono state tutt’altro che convinte. «Perché a loro sì e a noi no?», il senso del discorso di Palazzo Vecchio.

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Stando al cronoprogramma, quando inizierà il restauro, il Comune non avrà a disposizione tutte le risorse per completare il progetto di Arup. Ecco perché anche ieri il sindaco ha citato il governo e la «maggior collaborazione» auspicata dal fiorentinissimo onorevole di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli.

La strada come detto è stretta, perché in ballo, oltre al Franchi, c’è una partita a scacchi tutta politica che arriva fino alle prossime Amministrative di giugno. Di certo, in questa storia intricata, c’è che sarà difficile pensare a una sentenza del Consiglio di Stato prima delle elezioni.

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E anche per questo, la patata bollente del Franchi è destinata a finire in mano al prossimo sindaco. Le alternative per evitare una ristrutturazione monca, sono sostanzialmente due: l’extrema ratio è quella di aprire deimutui (Cassa depositi e prestiti, Credito sportivo, Banca europea per gli investimenti), anche se in questo caso si dovrà tener conto che una Pubblica amministrazione non può accendere prestiti in misura illimitata (per il 2024 il Comune si è già impegnato con le tramvie), ma deve rispettare le regole per l’indebitamento degli enti territoriali.

L’altra pista riguarda il supporto dei privati e il cosiddetto naming rights del nuovo Franchi (cioé battezzarlo col nome di una grande azienda finanziatrice che riceverebbe la conseguente pubblicità). Improbabile, invece, un supporto da parte della Fiorentina: il club, per bocca dello stesso Commisso, ha ribadito di «non voler mettere un penny» sullo stadio, neanche nell’eventualità di ottenere una concessione di 50 anni (a prezzo calmierato) sul modello Juventus.

Ecco dunque che l’alternativa più credibile, almeno agli occhi del sindaco, resta la diplomazia con Roma. Ma il Franchi, più che elemento di scambio, rischia di diventare uno dei temi cardine della campagna elettorale.


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