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Fiorentina obiettivo riaccendere Kean. Gravina: dimissioni doverose ma non risolutive

L'attaccante viola aveva puntato tutto sul doppio impegno con l'Italia e il Mondiale: ora deve salvare la Fiorentina

Moise Kean è tornato ad allenarsi al Viola Park dopo la delusione vissuta con l'Italia: nonostante i suoi gol gli Azzurri non si sono qualificati ai prossimi Mondiali.

L'attaccante della Fiorentina aveva puntato tutto proprio sull'impegno mondiale con la maglia azzurra, sia per rilanciarsi a livello globale sia come conclusione di una stagione molto complicata a livello personale e di squadra. E invece per Kean è arrivata un'altra delusione: dopo quelle vissute con la maglia viola in una stagione complicatissima ecco anche quella con gli Azzurri.

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Ora però quel capitolo, per quanto doloroso, va chiuso perché la Fiorentina ha bisogno proprio di quel Kean che si è visto con la Nazionale. Ne ha bisogno sia per salvarsi sia per provare ad avanzare in Conference League.

Quel Kean che ultimamente a Firenze non si è visto: un attaccante, un leader capace di trascinare la squadra (e non un giocatore capace di pensare solo a se stesso), e anche un bomber, che di certo non guasta mai. Tocca a Vanoli riaccendere la scintilla di Kean, di renderlo nuovamente centrato sulla Fiorentina e pronto a sacrificarsi per la squadra viola.

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A Verona probabilmente partirà dalla panchina, Piccoli è più fresco, soprattutto a livello mentale, ha lavorato al Viola Park per due settimane e viene da un momento tutto sommato positivo. Ma Kean può essere un'importante arma da schierare a partita in corso, anche solo come rodaggio in vista della Conference League.

Gravina, dimissioni arrivate, ma ora cosa cambia?

Gabriele Gravina, dopo giorni di inspiegabili riflessioni, ha rassegnato le proprie dimissioni e non è più il presidente della FIGC. Ma se qualcuno pensa che possa bastare questo a risolvere i problemi del calcio italiano sbaglia.

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Il movimento calcio del nostro paese è in crisi da anni, per la precisione sono 12 anni che vediamo dirigenti dimettersi a più livelli, eppure nulla è mai cambiato, anzi forse le cose sono pure peggiorate.

Per dare una svolta serve coraggio, presa di coscienza e, perché no, sacrifici, anche e soprattutto da parte dei club di Serie A che nulla hanno fatto negli anni per agevolare la Nazionale o per coltivare talenti italiani nei propri vivai (in tal senso Commisso è stato uno dei pochi quantomeno a cercare di avere una visione a lungo termine sui giovani).

I presidenti di Serie A parlano, in questi casi quasi sempre a sproposito, pronti a incolpare uno piuttosto che un altro, mai pronti a guardarsi allo specchio e a fare un profondo esame di coscienza. E' da loro che dovrebbe arrivare la spinta del cambiamento, loro dovrebbero puntare sui giovani, sui propri giovani, per dare nuova linfa al campionato e alla Nazionale.

Servirebbero scelte forti, coraggiose, investimenti su personaggi dirompenti con idee rivoluzionarie, ma siamo nel paese del gattopardo e allora, anche stavolta, il rischio di vedere semplicemente un rimpasto di poltrone è elevatissimo.

Sarebbe l'occasione per ripensare tutto il movimento dalle fondamenta, di ascoltare personaggi come Roberto Baggio, Paolo Maldini, dirigenti, ex giocatori, con personalità forti e idee fuori dai consueti schemi.

La domanda dunque è lecita: avrà voglia, questa volta, il movimento calcio italiano di mettersi in discussione, ripensarsi e ripartire? Ai posteri l'ardua sentenza.


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