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Fiorentina lotta con furore per Firenze: Italiano carica la squadra

Messaggio chiaro da parte dell'allenatore: in campo per se stessi, per Barone, per Firenze. L'obiettivo è portare a casa la coppa

Veni, Vidi, “Vince”? Dove per “Vince” s’intende l’abbreviazione di Vincenzo Italiano, che arriva all’appuntamento come l’ha descritto Mutu: con l’adrenalina, ma sana e consapevole, stampata negli occhi: «Serve furore – dice il tecnico della Fiorentina -: quello non può mancare mai.

E quelle facce viste a Praga, beh, io non le voglio vedere più». Scrive La Gazzetta dello Sport. Centosessanta partite dal suo arrivo a oggi. Tre anni tutti d’un fiato. Una finale di Conference (in Repubblica Ceca) e una di Coppa Italia: perse.

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Ma ora serve la rivincita, la vendetta. Prima di salutare la Viola (destinazione Bologna?) conta vincere un appuntamento sfaldatosi un anno fa. Vincenzo Italiano e la sua Fiorentina: c’è l’Olympiacos, c’è Jovetic, c’è quel diavolo di El Kaabi, c’è soprattutto una Conference da prendere per evitare di riaprire la ferita dello scorso anno contro il West Ham.

All’OPAP Arena, 32.000 persone, 9.000 tifosi viola, quartiere Nea Filadelfia covo dell’Aek, come lo stadio: il teatro è questo, teatro che può essere dei sogni. «Cosa ho detto ai ragazzi oggi – fa Italiano -? Che abbiamo avuto la capacità e bravura di ripresentarci in finale e che dobbiamo interpretare questa partita come fosse l’ultima della vita perché nessuno ha la certezza di poterci essere l’anno prossimo.

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Dobbiamo cercare di essere perfetti e avere il fuoco dentro. In una finale non devi sbagliare niente. Tutti siamo più maturi, abbiamo più esperienza, conosciamo quella che è la preparazione e cosa necessita per una finale».

Identità e agonismo

Italiano ha a fianco il capitano BiraghiQuante volte ho pensato all’immagine dopo la finale contro il West Ham? Sempre. Per questo lo spirito di rivalsa, di tutti, è enorme») e Jack BonaventuraPortare una coppa sarebbe ancora più bello perché qui è più difficile e perché l’ultima è stata vinta tantissimi anni fa»).

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Scudieri. «L’anno scorso non è stato bello l’epilogo, ce lo ricordiamo tutti, ma adesso abbiamo esperienza in più e dobbiamo farla fruttare- riprende Italiano -. La mia parola chiave che userò con i ragazzi? Quello che ho sempre detto e cioè che l’identità non la dobbiamo mai perdere.

E se devo utilizzare un termine solo allora dico furore, furore agonistico. Quando sono arrivato a Firenze, beh, pensare di presentarmi due volte di fila davanti a una platea del genere non era nemmeno nell’anticamera del mio cervello: ora abbiamo la possibilità di raggiungere una gioia immensa e la vogliamo».

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