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Fiorentina: i cinque da cui ripartire per il futuro

C’è incertezza su chi si siederà in panchina, e su come Paratici si muoverà in estate. Intanto vediamo su quali giocatori è possibile rifondare

La stagione viola volge (finalmente) al termine ed è tempo di parlare di futuro. Nonostante vi siano ancora degli impegni di campionato da qui al traguardo, che, si spera, Vanoli e i suoi onoreranno con massimo impegno, si è scatenato un toto-nomi riguardante proprio la panchina viola. Ma oltre a questo, c’è una rosa da sfoltire di cui tener di conto: Paratici dovrà mettere in campo tutti i suoi trucchi e le sue capacità per piazzare giocatori invendibili, e alleggerire un gruppo squadra che si allargherà ulteriormente con i rientri dei numerosi prestiti. Proviamo a soffermarci però su quei giocatori che potrebbero restare, un nucleo di cinque ragazzi da cui ripartire, per costruire attorno una squadra competitiva. Lasciando volutamente fuori i senatori (tipo De Gea e Gosens), o i giocatori su cui c’è parecchia incertezza in chiave di mercato (come Kean).

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MARTINELLI. Martinelli ha vissuto gran parte delle ultime stagioni all’ombra di De Gea, ma pur sempre con l’etichetta di predestinato appiccicata addosso. La sua esperienza alla Samp non è negativa, ma ancora si intravedono le capacità del ragazzo, non pienamente realizzate. Se a Firenze ci sarà modo di farlo crescere e giocare, dapprima alle spalle di un titolatissimo, come “delfino”, la Fiorentina potrà contare su un portiere fatto in casa e pronto a difendere i pali della sua squadra del cuore per molte stagioni.

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COMUZZO. La stagione di Pietro Comuzzo non è stata delle migliori, e possiamo serenamente ammettere che il giovane centrale abbia avuto un’involuzione rispetto all’anno scorso. Eppure, rimane uno dei pochi nomi spendibili per quanto riguarda la difesa. Se dovesse migliorare nel gioco aereo, e sfruttare la preparazione estiva per affinare le sue tecniche difensive, la retroguardia viola non ritroverebbe un punto fermo, ma perlomeno un giocatore promettente, ancora malleabile, su cui puntare per il presente e futuro prossimo. Le capacità sono tutte lì: vanno solo allenate. In questo sarà importante il tecnico (Vanoli o chi per lui), ma anche la piazza. Guai a “bruciare” un talento simile a suon di critiche e insulti. Anche i grandi difensori sbagliavano.

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FAGIOLI. Di questi nomi forse il più compiuto, e tutt’ora il più centrale nel progetto tecnico della Fiorentina. Un ragazzo che ha nuotato controcorrente e si è lasciato alle spalle gli errori del passato, che gode di stima infinita da parte di tutto il calcio italiano e dell’attuale ds Paratici, che lo ha visto crescere alla Juve e lo conosce da quando era bambino, essendo piacentino come lui. Fagioli è un giocatore di classe che riempie gli occhi: non può non venire considerato un patrimonio viola. L’impressione è che con il regista a centrocampo, un pezzo sia già stato messo. Completando il reparto in maniera adeguata, la Viola potrebbe tornare ad avere una linea mediana di tutto rispetto.

NDOUR. E per completare il centrocampo, perché non credere fino in fondo a Cher Ndour? Le capacità del ragazzo ci sono tutte, come nel caso di Fagioli. Ma il centrocampista dell’U21 italiana ci ha messo più tempo a sbocciare, e a conquistarsi una maglia da titolare. Se dovesse andarsene a fine stagione, uno dei lasciti più importanti di Vanoli sarebbe proprio l’aver creduto in Ndour, l’averlo lanciato tra i titolari, esaltandone le qualità. Un centrocampista con fisico, classe, tecnica e tiro da fuori fa già venire l’acquolina in bocca: lavoriamoci bene, che questo ragazzo promette di fare cose ancora migliori nelle stagioni a venire.

FAZZINI. Forse la “pecora nera” di questa mini-lista. Criticato a più riprese, come se ci si aspettasse da lui un impatto immediato e devastante, è un giocatore che si è dovuto spesso adattare fuori dalla sua comfort zone, e questo non gli fa che onore. Metterlo nel suo ruolo ideale sarebbe già un primo step d’avvicinamento verso una forma compiuta di Jacopo Fazzini - non più un ragazzo in divenire, ma finalmente completo e conscio dei suoi mezzi tecnici. La sua imprevedibilità e la capacità di ricavarsi tasche di campo in cui agire alle spalle dei centrocampisti e difensori avversari, unite alla sua qualità in percussione palla al piede, possono renderlo un’arma molto utile a chiunque sarà l’allenatore nella prossima stagione. Il “limite” resta quello di vederlo inserito in un modulo che esclude la presenza di un trequartista classico, ma poco importa: Fazzini è ancora giovane e può imparare. Il suo armamentario è tutt’altro che scontato, e la sua creatività (cosa che è mancata sempre alla Fiorentina di questa stagione) potrebbe essere un fattore determinante.


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