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Fiorentina è una questione di testa: manca cattiveria in campo

La sconfitta di Lecce pesa tanto in casa Fiorentina soprattutto per gli errori fatti dai giocatori di mister Italiano

Quanto successo al Via del Mare si spiega prima di tutto andando a scavare nella testa, più che nella tattica. La barriera che si apre sull’1-0, la gestione del pallone al 90’ che ha poi portato alla punizione del 2-2, la leggerezza nella respinta di testa di Nzola, l’errore a due metri dalla porta di Parisi sulla palla che avrebbe chiuso la gara.

Scrive il Corriere Fiorentino. Errori con un minimo comune denominatore: la mancanza di cattiveria. E poi ancora quella famosa «percezione del pericolo» più volte evocata anche l’anno scorso, la voglia di incidere individualmente, la fame di vittoria, l’odio per la sconfitta.

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Aspetti che la squadra sembrava aver assimilato (basta pensare alle tre vittorie consecutive per 1-0 che avevano chiuso il ‘23) e che invece troppo spesso vengono ancora a mancare. Un esempio da questo punto di vista è arrivato dalla super sfida di domenica sera tra Inter e Juventus quando Bastoni, ad un certo punto, ha esultato come se avesse segnato un gol per la conquista di un fallo laterale.

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È quello il punto di partenza per uscire dalla crisi. Tutto il resto (tattica, situazioni di gioco, condizione atletica) viene dopo. Il che non significa non porci sempre la massima attenzione. Al contrario. Ogni giorno allenatore e staff propongono al gruppo idee nuove e concetti diversi da sviluppare in partita, così come lo stato fisico di ogni singolo calciatore viene curato e monitorato con la massima attenzione.

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Prima però, viene la testa. E chi non l’ha capito, come ha detto venerdì capitan Biraghi, «si levi».


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