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E adesso trascinateci voi! O almeno (ri)dateci la speranza

Per la Fiorentina c’è la Juventus. L’occasione per iniziare davvero un nuovo campionato. O almeno sperare di farlo

La risalita, dunque l’uscita dalla zona retrocessione, sarà un percorso lungo per questa Fiorentina. Il ‘Vanoli pensiero’ è stato chiaro fin dal primo momento in cui è arrivato al Viola Park. Nelle parole, ma anche nei fatti. In altri periodi (giusto qualche settimana prima, non ere geologiche fa), il pareggio col Genoa sarebbe stato visto come un fallimento. O meglio, non tanto il risultato in sé, ma anche solo l’aver proposto sul campo un atteggiamento volto a non perdere quella partita piuttosto che provare a vincerla. Questa è la mentalità che deve avere adesso la Fiorentina. Mattoncino dopo mattoncino. La malattia c’è, ed è grave. La guarigione sarà lunga. 

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CAMMINO. Mettere uno o più mattoncini con la Juventus sarebbe già un segnale di miglioramento. A cui, tuttavia, servirebbe poi dare continuità già nell’impegno successivo contro l’Atalanta a Bergamo, non proprio una passeggiata. E poi rifarlo ancora in gare in cui il coefficiente di difficoltà si abbasserà, sulla carta, che però saranno da affrontare ognuna come se fosse la partita dell’anno (Sassuolo, Verona, Udinese, Parma e Cremonese). Il cammino è lungo, sì. Serve pensare di giornata in giornata, di partita in partita, ok. Ma, se questa Fiorentina non dovesse riuscire a fare un buon bottino di punti (inutile fare tabelle o pensare che possano/debbano arrivare 5 vittorie su 5), se dovesse andare in crisi e perdere meritatamente (com’è quasi sempre accaduto in questo avvio di stagione), allora ci sarebbe di che preoccuparsi. Non che lo scenario attuale induca a chissà quale tranquillità, ma il malato Fiorentina ha cambiato terapia ed ha iniziato a rispondere alle cure. E ancora c’è del margine temporale perché il male regredisca. 

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OCCASIONE. L’occasione di dare e darsi una scossa è di quelle importanti. Regalarsi una serata da ricordare varrebbe doppio per la Fiorentina, anzi triplo: sarebbe la prima vittoria, contro una big e contro la nemica di sempre. Potrebbe trasformare la dilagante depressione mista a paura e rabbia in energia positiva, entusiasmo e foga. Darebbe linfa vitale all’umore e all’autostima di una squadra che, sin qui, non ha fatto niente di più di quello che ha rimediato. C’è poco da recriminare guardando verso l’alto (o dove meglio si creda), bensì molto guardandosi allo specchio. Perché sì, forse Pradè avrebbe potuto spendere diversamente e meglio quei 90 milioni di euro investiti sul mercato in estate, Pioli avrebbe potuto approcciarsi in modo differente al suo ritorno, magari evitando di far piombare questa rosa nel caos tecnico, tattico e anche fisico, coi mille esperimenti effettuati (tutti, o quasi, sbagliati), ma questa squadra non può essere da 5 punti in 11 partite. Bottino, come detto, meritato. 

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TRASCINATECI. Il Franchi sarà al completo. Al netto dei lavori, di chi si voglia incolpare di più o di meno (ribadendo che in questa vicenda nessuno è esente da responsabilità) e delle difficoltà varie ed eventuali che ha incontrato questa  squadra nelle prime 11 sfide di questa Serie A, tocca alla Fiorentina trascinare il suo pubblico e il suo popolo. Quanto accaduto sin qui è inaccettabile. E se, come detto sopra, potrebbe averci messo molto del suo Pioli, altrettanto Pradè e la dirigenza, adesso gli alibi si sono esauriti anche per i calciatori. Perché non è tanto l’aver raccolto 1 punto in 5 gare interne, neanche chi è stato l’avversario di turno, ma quanto l’aver dato sempre la sensazione di essere in totale balia di ogni avversario, di dover andare incontro ad un’altra giornata di delusioni e frustrazioni. Pur riconoscendo il valore della Juventus, neanche poi così trascendentale a dir la verità, senza voler caricare troppo questa partita, da questo tardo pomeriggio fiorentino serve una sola cosa: lottare, almeno dare la sensazione di esserci, la speranza che il percorso di guarigione possa essere un po’ più breve e meno faticoso di quanto non rischi di essere.


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