Dal Braga allo Jagiellonia, l’unica lezione è che la Fiorentina non impara mai
Per l’ennesima volta negli ultimi tre anni, i viola hanno buttato via l'ampio vantaggio guadagnato nella partita di andata
Goleada, passaggio a vuoto, spavento, sollievo, ripeti. Ormai sembra diventata una costante: in tutte e quattro le volte in cui la Fiorentina, negli ultimi tre anni, ha affrontato la gara di ritorno di un doppio confronto di Conference League con uno scarto iniziale di almeno tre gol, la squadra avversaria è inesorabilmente riuscita a riaprire il discorso qualificazione. Facendo correre più di un brivido all’ambiente viola, sempre convinto di avere il passaggio del turno già in tasca. Braga, Lech Poznan, Polissya, Jagiellonia. Tutte le volte la stessa storia. Per fortuna, sempre con lieto fine.
PRIMA IL BRAGA. Tra le costanti da segnalare ce n’è anche un’altra: in tutti e quattro i casi, i viola hanno ottenuto il largo vantaggio nel primo round in trasferta, cestinandolo poi al ritorno in casa. In Portogallo, contro il Braga, fu 0-4, doppiette di Jovic e Cabral. La squadra di Italiano stava vivendo un periodo complicato in campionato e il poker in terra lusitana sembrò un toccasana. Peccato che al ritorno, dopo soli 34’, il Braga aveva già dimezzato lo svantaggio. La paura – accompagnata da qualche timido fischio da parte del Franchi – durò solo tre minuti (gol di Mandragora al 37’), per poi tramutarsi in festa nel secondo tempo, con le reti di Saponara e Cabral a sigillare vittoria e qualificazione.
POI IL LECH POZNAN. Passa poco più di un mese prima che la Fiorentina si ricacci negli stessi guai. Un altro poker nell’andata dei quarti di finale, sul campo del Lech Poznan, sembrava aver blindato l’accesso alle semifinali. I tre gol di scarto (1-4 in Polonia) promettevano ai viola poco più di una passeggiata nel ritorno del Franchi. E invece, anche questa volta, ecco lo spavento. Stavolta, addirittura, i polacchi rimettevano in equilibrio il doppio confronto, portandosi sullo 0-3. Il pubblico, a differenza di un mese prima, capì il momento e spinse la squadra verso le due reti di Sottil e Castrovilli, a chiudere la pratica inaspettatamente riaperta.
ANCORA CON IL POLISSYA. Il terzo precedente risale agli albori di questa sgangherata stagione: siamo nel turno di playoff agostano, contro gli ucraini del Polissya, prima e terza partita del Pioli-bis. All’andata, sul neutro di Presov (Slovacchia), è 0-3. Sembra fatta, considerando anche il modesto valore degli avversari. E invece, ancora una volta, un altro inizio shock nella gara di ritorno. Su un altro neutro, stavolta quello di Reggio Emilia, il Polissya si porta sullo 0-2 nel giro di 14’. Al termine di un primo tempo horror, Pioli si trova costretto a inserire diversi titolari per ribaltare il risultato e scongiurare il rischio di veder sfumare il pass per la fase finale della terza competizione europea.
SEMPRE LA STESSA STORIA. Dulcis in fundo, lo Jagiellonia. Il copione è sempre lo stesso, e ormai ha quasi dell’inquietante: una rotonda vittoria esterna, la Fiorentina che scende sul terreno del Franchi sicura di avere la qualificazione già in tasca, passaggio a vuoto e vantaggio malamente dilapidato. Niente di nuovo sotto la Torre di Maratona. Se non che a questo giro sono serviti addirittura i tempi supplementari. Se si vuole andare ancor più a ritroso nel tempo, arrivando fino all’ultima apparizione europea precedente all’era Commisso, troviamo una vera e propria ‘Gioconda’ viola in ambito di rimonte subite in campo europeo: Fiorentina-Borussia Moenchengladbach, febbraio 2017, sedicesimi di Europa League. 0-1 in Germania all’andata, 3-0 il risultato aggregato a pochi istanti dall’intervallo del ritorno. E poi, la disfatta. Stavolta senza lieto fine. Quattro gol tedeschi e la frittata è fatta.
UNA SOLA LEZIONE. Il motivo di questa brutta abitudine della Fiorentina non è semplice da rintracciare. Squadre diverse, allenatori diversi: poco cambia. Il filo conduttore – se mai ci fosse – è invisibile, inspiegabile. Sicuramente, il fatto che tutte e quattro le volte sia finita bene non è un caso: passata la paura, emergono i valori tecnici superiori alla media della Conference League. Ogni volta, però, la squadra viola – e l’ambiente con lei – trova comunque il modo di convincersi, a torto, di aver già sbrigato la pratica all’andata, ricascando nel solito, autolesionista, peccato di superficialità. Sembra inutile ricorrere alla retorica trita e ritrita della ‘lezione imparata’, come fatto da Vanoli nel post-partita. Se avesse voluto imparare da queste figuracce, avrebbe potuto farlo già da tempo. A questo punto, forse, non resta che sperare di non accumulare troppo vantaggio nelle gare di andata: l’unica lezione da imparare è che la Fiorentina non impara mai.



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