Da una contestazione all'altra, nonostante record e "capolavori". I meriti di Vanoli, la necessità di cambiare e fare calcio
Da maggio 2025 a maggio 2026, tutto cambia ma la reazione è la stessa. Una piazza da riconquistare
«Palladino-Pradè, accoppiata perdente, sparite per il bene della nostra gente», scriveva la Fiesole il 18 maggio 2025, all'ultima gara casalinga della stagione contro il Bologna di Italiano. «Via la m... da Firenze», «Andate a lavorare», «Fate ridere» e «Siete uomini di m…», il tenore dei cori intonati domenica pomeriggio al Franchi, insieme a una bordata di fischi partita qualche istante prima del 90' di Fiorentina-Genoa. Da una contestazione all'altra, nel giro di 12 mesi. In cui è cambiato di tutto in casa viola, tranne l'umore della gente. Contesti diversi, destinatari diversi. Ma stessa voglia di dire basta a un certo modo di fare calcio.
FRUSTRAZIONE. Un sentimento di frustrazione e rabbia che va oltre, evidentemente, i risultati sportivi. Che pure contano, eccome. Un anno fa la gente contestava nonostante il "record" di 65 punti e del 6° posto che rappresentava il primato della gestione Commisso. Una "vetta" presa dai diretti interessati (allenatore e società) come vertice lussuoso, senza ricordare storia e passato che raccontavano anche altro da queste parti. Tant'è, negli occhi di tutti c'era anche il tipo di calcio proposto in campo, certe scelte incomprensibili fuori dal terreno di gioco, atteggiamenti che poco sono piaciuti. Il conto è stato pagato anche in questa stagione. Quando si era provato a "rilanciare" con un allenatore di ritorno stra-pagato, un progetto pluriennale, una campagna acquisti da oltre 90 milioni. Ma ancora una volta qualità delle scelte, decisioni e progettualità non hanno seguito una logica calcistica. E il patatrac si è materializzato in fretta.
UN GRAZIE DI CUORE. Mentre il Franchi fischiava, domenica pomeriggio dopo il Genoa, Vanoli si è presentato in sala stampa con il sorriso di chi aveva centrato l'obiettivo richiesto e una maglia celebrativa in memoria di Rocco Commisso. «Nessuno dice che è stata una bravura», ha risposto il tecnico a chi appuntava come anche contro la squadra di De Rossi non si fosse visto un tiro in porta. A Paolo Vanoli va senz'altro detto un bel "grazie". Perché ha preso una Fiorentina a terra, letteralmente, tra una condizione fisica inquietante, uno spogliatoio spaccato, un gruppo impaurito, demotivato, impotente di fronte agli eventi. Ha provato a rimettere a posto mattoncino dopo mattoncino, mettendoci magari del tempo, ma i risultati sono arrivati. O meglio, è arrivato il risultato della salvezza, quello che gli aveva chiesto la società e si auguravano tutti i tifosi. Che a dicembre e all'inizio del 2026 erano terrorizzati, giustamente, di finire in Serie B non vedendo reazione da parte di nessuno.
MA NESSUN CAPOLAVORO. Missione compiuta, non era affatto semplice né scontato. Ma parlare di «capolavoro» è forse eccessivo. È vero che nessuno nella storia della Serie A si era mai salvato senza mai vincere fino a metà dicembre, ma è altrettanto vero che nessuna squadra presa in questione aveva la rosa e il monte ingaggi (quindi un livello qualitativo almeno teorico) della Fiorentina. Paolo Vanoli fin qui ha raccolto una media punti di 1,31 a partita in Serie A, 1,36 considerando le coppe. Come detto è partito con un handicap evidente a livello fisico e mentale, ha dovuto fare a meno per 15 partite su 36 del giocatore teoricamente più forte (Kean), ha preso in corsa una squadra non "sua", mal costruita e assemblata, con tutte le problematiche di spogliatoio. Un grande, enorme ringraziamento, ma i capolavori calcistici forse sono altri. E le ultime partite, oltre a prestazioni tante volte inguardabili (anche per "necessità" di portare "ciccia" – ovvero punti, in qualche modo – a casa), lo stanno dimostrando. Quando la Fiorentina aveva la possibilità di liberarsi un po' dalla paura, di giocare anche partite più stimolanti per un gruppo non abituato a lottare per i bassifondi (vedi Roma), i viola non sono riusciti spesso a fare tre passaggi di fila. A parte Fiorentina-Sassuolo, gara elogiata dal tecnico per essere stati «dominanti» ma pur finita 0-0, tra Genoa, Roma, Lecce, Lazio e Verona, restando alle gare post-sosta di marzo, la squadra viola ha prodotto in totale 7 tiri nello specchio in 5 partite. Portando 8 punti è vero, ma conta anche il come se si guarda al domani.
CAMBIARE. Per questo adesso è davvero necessario tirare una riga, resettare, cambiare tutto. O almeno provarci. Anche per lo stesso Vanoli, restare qui avrebbe poco senso. Merita di ripartire con un progetto nuovo, un ambiente diverso che magari non lo critichi al primo cambio discutibile o alla prima dichiarazione contradditoria, che non lo fischi al primo risultato che non arriva. Qui, vista la base da cui si ripartirebbe, non verrebbe perdonato niente. Una premessa che non farebbe bene all'allenatore e alla Fiorentina. Vanoli è una persona che ha dimostrato di sapersi calare in una realtà complicatissima e di riuscire a raggiungere l'obiettivo per il quale era stato chiamato. A Firenze sarà ricordato per il difensore che ha vinto una Coppa Italia e per l'allenatore che ha evitato la retrocessione alle porte del centenario. Merita di iniziare un nuovo progetto dal principio, con una realtà che lo supporti e dove possa mettere in pratica le sue idee di calcio. Costruirsi la 'sua' squadra dall'inizio. Nel Risiko di panchine che scatterà in Serie A può trovare senz'altro una piazza interessante, magari con la raccomandazione dello stesso Paratici, che ha tanti rapporti e testimonierà della bontà dell'uomo e del tecnico Paolo Vanoli.
LA LINEA DEI COMMISSO. Anche l'incontro che le parti faranno nei prossimi giorni andrà in questa direzione. La sensazione è questa. Poi si aprirà la partita successiva per la Fiorentina, ovvero a chi affidare la guida tecnica per una prossima stagione che si annuncia difficile e ricca di pressioni. Un ambiente da riconquistare, una squadra da ricostruire, motivazioni e ambizioni da riproporre. Firenze si è sentita tradita più volte negli ultimi anni, servirà qualcosa di speciale per convincere la piazza e non sarà per niente semplice, visti i tanti giocatori da vendere (dopo una stagione disastrosa per tutti), i tanti di ritorno da piazzare e i relativi tanti innesti da fare. Non ci saranno coppe europee, con conseguenze sul numero della rosa ma pure forse sul monte ingaggi. «Ora la nostra responsabilità è guardare avanti e costruire un grande futuro per la Fiorentina. Dobbiamo continuare a lavorare con forza, disciplina, ambizione e unità per rendere questo Club più forte, più competitivo e all’altezza della sua storia, della sua città e dei suoi colori», ha scritto a caldo Giuseppe Commisso, chiamato a tracciare la linea per la nuova Fiorentina. Dal tipo di impegno economico e dall'ambizione della famiglia Commisso (se ricostruire piano piano o puntare subito all'Europa, e che Europa, per intendersi) si capirà il margine di manovra di Paratici. A proposito, il neo ds viola è già al lavoro da tempo per cambiare tanti ambiti del mondo Fiorentina. Ma senz'altro il domino di direttori sportivi, così come la stima da parte di tante società italiane (dalla Roma al Milan, fino al Napoli), va seguito. Anche se qui nessuno, ma proprio nessuno, sente il bisogno di un altro improvviso terremoto calcistico.


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