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Da speranza a illusione. La rimonta sembra impossibile. Meglio pensare alla salvezza, per poi ripartire (quasi) da zero

Delusione post ko col Palace. La rimonta è quasi un miraggio. A fine stagione serve un reset totale. Prima, però, la salvezza

Rimontare il Crystal Palace, per quanto si è visto a Londra, sembra più un’illusione che una speranza. Poi, per carità, può anche succedere, ma sarebbe un autentico miracolo. La Fiorentina di quest’anno, purtroppo, è questa. Sì, ok, le assenze, il rigore di Dodo che poteva anche non essere concesso, la traversa di Fabbian che se fosse entrata...Ma il dislivello che si è visto sul campo del Palace è stato a tratti imbarazzante. Non può esserci spazio per i sogni o per le ambizioni. Ci sono troppi limiti e criticità, individuali e collettive, presenti e/o dovute al passato, recente o meno. L’unica cosa da fare adesso è arrivare alla salvezza. Per certi versi ha ragione Vanoli, la stagione della Fiorentina, quest’anno, è questa. 

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RESET. Tutti ci hanno messo del loro, in negativo s’intende. Saranno anche state enormi le colpe di Pioli, sia sulla preparazione che sull’aspetto mentale e tecnico/tattico del lavoro estivo; altrettante responsabilità le avrà avute Pradè nell’aver speso una caterva di milioni per giocatori che non riescono a tenere un pallone o a fare un passaggio da qui a lì, con una serie di meccanismi che si sono poi generati di conseguenza, dall’arrivo di Vanoli a quello di Paratici e mille altre scelte sbagliate. Ma quello che emerge oggi, salvo miracolosa rimonta, è che la Fiorentina ha bisogno soltanto di una cosa: un reset totale. O quasi. Harrison, Piccoli, Fabbian, Gudmundsson e…l’elenco di coloro che hanno messo a referto prestazioni indecenti in questa stagione è lunghissimo. Senza dimenticare l’identità di gioco che Vanoli ha dato alla sua squadra, che magari riuscirà anche a fare un punto (o due, o tre, ma anche cinque o sei) in più di Cremonese, Lecce e altre realtà di questo livello qui, ma che con l’Europa non c’entrano niente. Figuriamoci col livello di una squadra di Premier. Che poi, tra l’altro, bella partita del Crystal Palace, buoni giocatori, ritmo e intensità, ma niente di trascendentale. Ribadendo il concetto: ok, complimenti a Vanoli per aver ritirato su una squadra che era allo sbando, che aveva un piede in B, che adesso è riuscita a mettersi alle spalle un gap che in condizioni normali farebbe dormire sonni tranquilli, fare quei punti che servono a strappare la matematica certezza di salvezza, poi ripulisti generale.

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PARATICI. Anche Paratici dovrà dimostrare. La prima sessione di trasferimenti (fatta più o meno da remoto) è stata fin qui molto deludente. Ma, nelle condizioni in cui ha operato, cioè con una Fiorentina ultima in classifica e in drammatica difficoltà, ci poteva anche stare. A fine stagione, senza Europa (salvo miracoli), dovrà ricostruire una Fiorentina internazionale e che ambisca ad un ritorno immediato in Europa. Magari, se possibile, non del livello della Conference. 

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CORTOCIRCUITO. Aver raggiunto due finali e una semifinale, per carità, tanto di cappello. Poi, però, quei percorsi in cui sei mancato sul più bello (senza riaprire il discorso su chi siano stati i maggiori colpevoli di quelle finali perse), hanno impedito alla Fiorentina di puntare tutto sul fare quello scalino e approdare in Europa League via Serie A (l’anno scorso, oltretutto, per circostanze sfavorevoli di classifica). Al contrario, ha contribuito alla celebrazione di giocatori normali e a nascondere difetti e debolezze. Per carità, la Fiorentina, per blasone e storia, ha il dovere di onorare ogni competizione europea. Ma, ormai il concetto dovrebbe essere chiaro ai più essendo questo il quarto anno di fila in cui la Fiorentina disputa la Conference, questa manifestazione porta pochi soldi e ostacola il provare a fare dei gradini di crescita, contribuisce a buttare fumo negli occhi su singoli che non sfigurano contro la quarta forza del campionato polacco o la sesta di quello turco ma che, poi, quando trovano la quattordicesima della Premier o la sesta/settima della Spagna, non vedono palla. E si torna lì: ok la Conference, una volta, due, poi però va capito il contesto. Non è un caso se la Fiorentina è l’unica che la sta continuando a fare, rifare e rifare. Altri club europei, o sono cresciuti o hanno mollato quando si sono trovati in orbita Conference. Se poi le cose si mettono male, come quest’anno, ecco il patatrac. Soprattutto se sei pieno di difetti, limiti e via discorrendo. Salvezza e reset totale, o quasi. Sperando in un miracolo, giovedì prossimo. Ma con poca fiducia. 


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